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La grande bellezza dell’Oscar

on mar 3, 14 • by • with Commenti disabilitati su La grande bellezza dell’Oscar

Dopo il trionfo  come miglior film straniero ai  Golden Globe,  dopo la vittoria ai Bafta inglesi e agli Efa, gli Oscar europei, non c’erano più dubbi che La Grande Bellezza avrebbe conquistato la statuetta dorata, consegnata nelle mani di Paolo Sorrentino, stanotte, ora italiana, al Dolby Theater di Los...
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Dopo il trionfo  come miglior film straniero ai  Golden Globe,  dopo la vittoria ai Bafta inglesi e agli Efa, gli Oscar europei, non c’erano più dubbi che La Grande Bellezza avrebbe conquistato la statuetta dorata, consegnata nelle mani di Paolo Sorrentino, stanotte, ora italiana, al Dolby Theater di Los Angeles,  che porta a casa il prezioso riconoscimento  a distanza di quindici anni da La Vita è Bella di Roberto Benigni.

Il regista napoletano, accompagnato dal produttore di Indigo, Nicola Giuliano e da un raggiante Toni Servillo, ha ringraziato le sue fonti d’ispirazione: Federico Fellini, Martin Scorsese, Diego Maradona e  i Talking Heads ( autori del brano che ha dato il titolo ad uno dei suoi film, This must be the place) finendo con il ringraziare  la sua città natale e Roma.

L’intellettuale e cinico Jep Gambardella, interpretato dallo straordinario Toni Servillo, immerso nella bellezza decadente della Capitale, ha incantato l’Academy così come quasi l’intera stampa straniera che ha accolto The Great Beauty come una reivenzione felliniana, surreale e delirante,un affresco italiano che parla puramente per immagini che ha stravinto sul cinema più convenzionale degli avversari: Alabama Monroe dal Belgio,  il danese Il  sospetto, The Missing Picture dalla Cambogia e il palestinese Omar.

La vittoria de La Grande Bellezza agli Academy è stata preceduta non solo dai numerosi riconoscimenti  stranieri ma anche da una nutrita schiera di fan illustri che hanno dichiarato il loro apprezzamento per la pellicola italiana, tra i quali spiccano Martin Scorsese, i fratelli Coen, Tom Hanks, Michael Douglas, Diane Keaton e Bono Vox. Un trionfo sul quale molti avevano già scommesso quando il film, presentato al Festival di Cannes  ricevette critiche entusiastiche da parte della stampa estera mente fu accolto poco calorosamente da quella italiana, meno conquistata dagli echi felliniani del film per il quale invece, gli americani in particolare, vanno matti.

Gli occhi  della serata erano però puntati sui nove titoli in lizza per Miglior film e la pellicola favorita, 12 anni schiavo, diretta da Steve McQueen, già vincitrice di numerosi riconoscimenti, ha avuto la meglio  su Gravity, il film di Alfonso Cuaron con Sandra Bullock che però si porta a casa la Miglior regia e ben sei oscar: effetti speciali, mixaggio sonoro, montaggio sonoro, colonna sonora, fotografia e montaggio. Le  chance degli altri nominati, tra cui American Hustle, Captain Phillips, Dallas Buyers Club e The Wolf of Wall Street erano davvero ridotte.

1_oggetto_editoriale_720x600Una bella sfida quella che riguardava la categoria Miglior attore che ha visto trionfare  Matthew McConaughey,  che ha sbalordito pubblico e critica con la sua interpretazione in Dallas Buyer Club, in cui interpreta un malato di Aids, ruolo per il quale ha dovuto perdere più di 20 kg e si sa che l’Academy ha un debole per le trasformazioni e nel caso dell’attore texano si tratta di una metamorfosi in tutti i sensi, considerata la sua scalata al successo di questi ultimi anni che lo ha visto allontanarsi dai ruoli  frivoli degli esordi  in numerose commedie romantiche e avvicinarsi ad interpretazioni sempre  più impegnative. La  performance di McConaughey,  ha lasciato per l’ennesima volta  a bocca asciutta Leo Di Caprio che un pò ci sperava per The Wolf Of Wall Street,    ma ancora una volta gli sfugge quell’ Oscar che i suoi fan gli hanno già da tempo conferito moralmente.

L’altra sfida importante era quella  per Miglior attrice : le veterane Judi Dench (Philomena) e Meryl Streep (I segreti di Osage County)  dovevano vedersela contro il trio young di  Amy Adams (American Hustle), Sandra Bullock (Gravity) e Cate Blanchett (Blue Jasmine) tra le quali quest’ultima ha stravinto per la sua magnifica prova nella pellicola di Woody Allen.

Miglior attore non protagonista è stato  Jared Leto per il ruolo del trans  in Dallas Buyers Club,  mentre la Miglior attrice non protagonista è stata Lupita Nyong’o per l’intensa performance  in 12 anni schiavo.

Una 86esima edizione poco ricca di sorprese che ha premiato tutti i super favoriti senza colpi di scena ma che vedeva categorie affollatissime di grandi nomi, impossibili da premiare tutti ma che lascia ovviamente qualche delusione, oltre che per Di Caprio anche per David O’Russell, regista di American Hustle che aveva raccolto ben 10 statuette ma che ritorna a casa a mani vuote

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