LA RESILIENZA SI APPRENDE, ECCO LA SPIEGAZIONE SCIENTIFICA

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Bentornati! Com’è andato il ritorno al tram tram quotidiano?  I dubbi ancora vi attanagliano o siete riusciti a scioglierli in vacanza? Quel che è certo è che qualcuno di voi ha voluto condividerli scrivendoci una mail al nostro indirizzo psicodubbi@gmail.com! Uno di questi è stato Alessandro che ha posto una...
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Bentornati! Com’è andato il ritorno al tram tram quotidiano?  I dubbi ancora vi attanagliano o siete riusciti a scioglierli in vacanza?

Quel che è certo è che qualcuno di voi ha voluto condividerli scrivendoci una mail al nostro indirizzo psicodubbi@gmail.com! Uno di questi è stato Alessandro che ha posto una domanda molto generale ma che credo possa interessare a morti lettori della Rubrica: come mai persone con simili esperienze reagiscono in modi così diversi alle stesse?

Un lutto, una calamità, un incidente contribuiscono a sviluppare in una determinata persona dei problemi psicologici rilevanti o addirittura delle psicopatologie mentre un altro individuo a cui accadono eventi simili o addirittura di una maggiore rilevanza riesce a ‘metabolizzarli’ meglio e a funzionare bene vivendo la propria vita: perché? Cosa ci distingue in questo senso?

Per spiegarvelo vi presento un’altra nostra amica, carissima: Resilienza. Per i fisici, essa è l’attitudine di un metallo a riprendere la propria forma dopo aver ricevuto un colpo; per gli informatici invece è la capacità di un sistema di continuare a funzionare nonostante le anomalie; quando si tratta della mente umana, però, come al solito tutto viene reso un pochino più complesso per cui non solo la persona resiliente è per definizione colei che sa far fronte alle difficoltà ma che addirittura integra, costruisce, si riorganizza grazie alle difficoltà in maniera ancora più efficiente di prima. Steve Jobs è un esempio di resilienza, il personaggio interpretato da Benigni in La vita è bella lo è: non solo resistere alle difficoltà ma addirittura usarle a proprio vantaggio. Non sarebbe meraviglioso?

Io direi di condire questo inizio di anno lavorativo con una buona notizia: la resilienza si apprende! Non è una strana capacità che ereditiamo alla nascita, né una particella cerebrale che può funzionare più o meno bene: è un’insieme di attitudini che si possono imparare con impegno ed esercizio quotidiano. Non si tratta nemmeno di negare il dolore o omettere un’esperienza dolorosa ma farsi parlare dall’esperienza, integrandola con quelle positive e semplicemente farne un apprendimento. Avere chiari gli obiettivi avendo forti aspettative di successo, essere mossi da una forte motivazione, questa è la resilienza, avere speranza e tenacia, un buon livello di autostima, sentirsi efficaci; è concepirsi come in divenire e non in essere, è fare ciò che funziona e non ciò che si deve, è impegnarsi nella propria rete sociale piuttosto che adattarvisi semplicemente; è vedersi, visualizzarsi a lungo termine provando inizialmente anche solo per un momento a pianificare in piena consapevolezza quello che vogliamo pian piano diventare.

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