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Old Boy: quando il remake è inutile

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Il titolo dell’articolo potrebbe sembrare indiscutibile  e  in molti affermerebbero che il rifacimento di un film  già esistente è sempre inutile, soprattutto quando l’originale ha lasciato un’impronta indelebile nella storia del cinema e si è impressa nella memoria del pubblico con forza, da tanto far...
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Il titolo dell’articolo potrebbe sembrare indiscutibile  e  in molti affermerebbero che il rifacimento di un film  già esistente è sempre inutile, soprattutto quando l’originale ha lasciato un’impronta indelebile nella storia del cinema e si è impressa nella memoria del pubblico con forza, da tanto far gridare a quest’ultimo, in alcuni casi, al sacrilegio, per aver avuto l’ardire di rimaneggiare dei capolavori, impossibili da imitare.

Il fascino del remake è un richiamo al quale la macchina del cinema difficilmente riesce a resistere, a volte il restyling risulta perfettamente riuscito, tanto che l’originale è quasi dimenticato quando viene plasmato dalle mani di grandissimi autori, come nel caso del magnifico Scarface di Brian De Palma, rifacimento dell’omonimo film di Howard Hawks del 1932 o Cape Fear di Martin Scorsese, con un immenso De Niro, remake de Il promontorio della paura del 1962 o ancora Scent of a Woman (1992) di Martin Brest, da Profumo di Donna di Dino Risi del ’74 dove il confronto tra Pacino e Gassman finisce quasi in parità.  Più spesso invece il remake si trova a fare i conti con un originale che doveva  rimanere intoccabile come il caso del superfluo remake di   Psycho di Gus Van Sant (1998), sul quale aleggiava inesorabile l’opera straordinaria di Hitchcock o la brutta  versione de Il Pianeta delle Scimmie uscita nel 2001 che non vale neanche la meta dell’originale del 1968.

Il tentativo, quindi , di riadattare pellicole del passato, è il più delle volte rischioso e soprattutto negli ultimi anni, un’operazione meramente commerciale, che ha come obiettivo di attirare la generazione più giovane, in particolare verso le pellicole horror, che a loro tempo fecero impazzire i giovanissimi, come dimostrano le miriadi di remake dei film di genere degli anni ’70, come Non aprite quella porta, del 2003, con annesso prequel di qualche anno più tardi, il riuscito Le Colline hanno gli occhi (2006) La Casa, uscito nelle sale pochi mesi fa e l’ultimo Carrie, remake dell’inquietante pellicola del 1976, diretta da Brian De Palma, tratto dal romanzo di Stephen King, che uscirà in Italia a Gennaio.

old_boyIl dibattito sui remake si è riaperto in questi ultimi giorni, con l’uscita di Old Boy, rifacimento dell’omonimo film della trilogia della vendetta del regista sudcoreano Park Chan-wook. Film spietato, angosciante, intenso  e sorprendente del 2003, vincitore del Gran Prix Speciale della Giuria a Cannes 2004, quello che Quentin  Tarantino, presidente della giuria, definì il film che avrebbe voluto fare lui,  ma al remake ci ha pensato Spike Lee, al quale hanno affidato la regia di questo film complesso, pieno della filosofia orientale e pregno del tema della vendetta tanto caro al cinema asiatico, che Hollywood per l’ennesima volta vuole imitare.

La storia è quella di un uomo, il quale  viene  rapito e rinchiuso in una stanza d’albergo per 15 anni senza un motivo, e infine liberato inaspettatamente. Fuori dalla prigione, l’unico suo scopo è  trovare il suo rapitore e scoprire il motivo del suo sequestro e allo stesso tempo desidera ritrovare anche sua figlia, sparita dopo l’omicidio della madre, di cui lui stesso viene accusato.

Il remake, che vede Josh Brolin nei panni del protagonista e Samuel L. Jackson in quelli del rapitore, ricalca la trama allo stesso modo, con qualche lieve differenza, puntando soprattutto sull’action che prende il posto dell’inquietudine  che avvolge la pellicola originale.

Seppur il remake tenti di non copiare eccessivamente il predecessore, il film risulta comunque debole, poco interessante, privo del linguaggio tipico di Spike Lee, con i suoi temi delle lotte razziali, evidentemente alle prese con un film su commissione e   destinato solo a chi non ha mai visto l’originale, avvezzo ad un cinema più commerciale.

Si è ben lontani dal più sensato e riuscitissimo The Departed (2006), remake del meno conosciuto Infernal Affairs, thriller cinese del 2002, di cui Martin Scorsese , riprende solo a grandi linee la trama, ridefinendo le atmosfere e caratterizzando maggiormente i personaggi, insegnando che solo quando una storia viene piegata allo stile e alla tecnica di un grande regista, il remake può avere successo.

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