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Paolo Sorrentino, gli esordi e il successo internazionale: talento schivo ma raro

on mar 12, 14 • by • with Commenti disabilitati su Paolo Sorrentino, gli esordi e il successo internazionale: talento schivo ma raro

E’ rientrato a Roma da Los Angeles, il regista napoletano, con l’Oscar in valigia, ricevuto quasi una settimana fa, deludendo i paparazzi che lo attendevano all’aeroporto, desiderosi di immortalarlo con la statuetta, riportata in Italia dopo 15 anni. Il regista si dice ovviamente felice, sicuramente stranito da...
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E’ rientrato a Roma da Los Angeles, il regista napoletano, con l’Oscar in valigia, ricevuto quasi una settimana fa, deludendo i paparazzi che lo attendevano all’aeroporto, desiderosi di immortalarlo con la statuetta, riportata in Italia dopo 15 anni. Il regista si dice ovviamente felice, sicuramente stranito da tutto il clamore mediatico, sorto in seguito alla sua vittoria che non lo ha reso meno schivo, glaciale come lo ha definito Carlo Verdone.

17 sono gli anni in cui perde entrambi i genitori, perdita che accresce la sua natura introversa e che  lo spinge a rifugiarsi nella scrittura e dedicarsi al cinema, impegnandosi, dopo aver lasciato la facoltà di Economia e Commercio, in svariati cortometraggi come Polvere di Napoli del 1998, scritto accanto allo scenografo e regista napoletano Antonio Capuano che parla di lui come un talento naturale, destinato al successo.

Solo nel 2001, riuscirà  a portare sul grande schermo il suo primo film, dove già trabocca tutta la sua originalità, L’uomo in più, con cui comincia lo stretto sodalizio con Toni Servillo,il suo alter ego, eclettico ed intenso, il quale sarà il protagonista anche de Le Conseguenze dell’amore, presentato al Festival di Cannes 2004, manifestazione che vede il regista quasi ospite fisso, successivamente con L’amico di famiglia(2006) con Giacomo Rizzo e poi  con il Divo (2008)ottenendo il Gran Prix della giuria, con il quale ottiene il successo internazionale, proponendo la sua visione grottesca e spiazzante della vita di Giulio Andreotti, interpretato da Servillo, ai vertici della bravura interpretativa.  Proprio a Cannes, incontrerà Sean Penn con il quale si propone di lavorare presto insieme, dandogli poi il bizzarro e tenero ruolo di Cheyenne in This Must Be The Place (2011) in cui esalta i suoi Talking Heads, ringraziati come fonte di ispirazione sul palco degli Oscar.

Nel 2010, Sorrentino si concede una bella parentesi letteraria, classificandosi al terzo posto del Premio Strega con Hanno tutti ragione, romanzo narrato in prima persona dal protagonista Tony Pagoda, cantante melodico napoletano ispirato a L’uomo in più di Servillo, personaggio molto caro al regista, specchio della periferia napoletana.

Nell’Agosto del 2012 comincia a girare La Grande Bellezza,scegliendo Roma come location, città in cui vive stabilmente e ideale per raccontare una storia universale, approdando con il film  di nuovo a Cannes , dividendo la critica , stravincendo all’estero  e trionfando agli Oscar, in seguito al quale il film viene riaccolto da numerose congratulazioni ma anche da critiche feroci, rimbalzate sui social network, in particolare dopo la messa in onda del film su rete nazionale, seguita da quasi 9 milioni di spettatori  comuni e curiosi,  che si sono immediatamente precipitati a definirlo “noioso”, “incomprensibile”, “lento”. Difficile, per molti, riuscire ad apprezzare un film che osa, che oltrepassa le dinamiche sentimental-familiari, che esce fuori dalle vicende delle mura domestiche a cui siamo abituati da un certo cinema italiano degli ultimi tempi e parla dell’ipocrisia umana, del fallimento e della crisi morale che attanaglia la capitale, l’Italia e il mondo intero.

Paolo Sorrentino e La Grande Bellezza hanno dato un lieve ma intenso scossone ad una barca, che è il cinema nostrano, arenatasi da tempo spesso su temi banali e luoghi comuni,  che il regista sembra contrastare con forza visionaria, fin dagli esordi, fatta di atipicità e non convenzionalità, non apprezzata da tutti ma che non può passare inosservata

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