Quelli che comprano l’iPhone 5.

on set 29, 12 • by • with 4 Comments

Quando l’Inquisizione diede il via alla caccia alle streghe, i cristiani non avrebbero mai immaginato che – secoli più tardi – l’homo sapiens sapiens del Terzo Millennio avrebbe studiato l’episodio con un disprezzo non indifferente. Chi erano quelli lì per mandare a rogo le donne rosse e quelle...
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Quando l’Inquisizione diede il via alla caccia alle streghe, i cristiani non avrebbero mai immaginato che – secoli più tardi – l’homo sapiens sapiens del Terzo Millennio avrebbe studiato l’episodio con un disprezzo non indifferente.
Chi erano quelli lì per mandare a rogo le donne rosse e quelle intelligenti?
Perché la scienza doveva bruciare tra le fiamme?
Quando e come il potere del divino giudizio era stato consegnato a mani umane?
Quello che però gli Inquisitori sapevano benissimo era che, col passare del tempo – con lo scorrere dei giorni e dei decenni – il seme della superbia sarebbe rimasto comunque innestato nelle genti senza mai sparire completamente: ci provarono gli Illuministi a dissotterrarlo del tutto; tentarono addirittura di distruggerlo, accendendo lampadine alimentate a base di scienza, ragione e filosofia… eppure, gli Inquisitori c’erano ancora. Si riproducevano nell’ombra, e nell’ombra continuano a germogliare, sotto le mentite spoglie di nuovi rivoluzionari, di sapienti parolieri e di profondi detentori di virtù e conoscenza.

Diderot e D’Alambert, amici miei!, mi spiace dirvi che non ce l’abbiamo fatta: nel mistico e bisesto 2012, c’è ancora chi si siede fuori il portone e chiacchiera, disprezzando la banalità. Suvvia, si può davvero disprezzare la banalità, quando banale potrebbe essere il moto rettilineo uniforme di un corpo, o quello uniformemente accelerato?
L’ovetto e la gallina, poi: la banalità che sta alla base di ogni discussione più arguta. Ma veniamo al dunque, ché con la mia frivola oratoria faccio voli troppo grandi – voli pindarici.

All’ordine del giorno, abbiamo una grande rivolta ma, per parteciparvi in grande stile, dovrete seguire il mio algoritmo. Innanzitutto, effettuate il login nel vostro profilo Facebook: di sicuro sulla Home ci sarà chi vi ha preceduto. Alla prima foto di una coda notturna per l’acquisto del nuovo gioiellino di casa Apple, cliccate Condividi (che a me è “Share”, perché in italiano è figo, ma in inglese è proprio cool) e aggiungete un mini-commento radical-chic su quanto siano penose queste persone che, in tempo di crisi, spendono così tanto per un cellulare. Siete alternativi? Oh, benissimo, ho quello che fa al caso vostro: scrivete uno stato, scrivete ai vostri social friend di quanto siete indignati da quest’Italia che va a rotoli, da questo mondo privo di princìpi.
Poi passate tutto il pomeriggio tra Home, Chat e Profilo: vi garantisco che grazie alle vostre critiche la Terra avrà preso a girare finalmente per il verso giusto. Per cortesia.

Spendere più di un milione delle care, vecchie e compiante lire per un iPhone? No, non lo farei.
Bere il latte ogni mattina? No, non farei neanche quello.

Ma non vedo perché obbligare le persone a comportarsi come me: avrebbero le ossa fragili, ad ottant’anni. E per le code fuori gli Apple Store, non ho davvero niente da dire: libere persone che aspettano liberamente di effettuare un libero acquisto.
Chi l’ha detto agli Inquisitori del piffero (perdonate la finezza eccessiva, sono così fine, io!) che i fan di Steve Jobs non hanno abbastanza denaro, nonostante l’economia zoppicante?
Chi l’ha detto che tutti comprano l’iPhone per omologarsi?
Dove sta scritto che è vietato piazzarsi di notte fuori un negozio per aggiudicarsi l’acquisto tanto bramato?

Le ragazzine vogliono i Baci Perugina, io voglio i miei ombretti, qualcuno vuole il Mela n.5 e le Miss vogliono la pace nel mondo. E quindi?

Le cose da criticare – e da cambiare alzando il sedere dalla sedia e non battendo le dita sulla tastiera – sono talmente tante che finiamo col discutere di gente che va a spendere i PROPRI soldi. Ma un po’ dei fatti vostri no, eh?
I ragazzini non sanno la matematica e odiano la scuola e io devo parlare del nulla. Meno male che so farlo così bene.

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4 Responses to Quelli che comprano l’iPhone 5.

  1. Tu hai gli occhi serrati, sorella.
    Mi dispiace un sacco.

  2. Quelli che tu elenchi, però, sono altri problemi, ben più seri e ben più grandi di una notturna scampagnata fuori un centro commerciale. Evitiamo di generalizzare e di puntare il dito, ecco quale voleva essere il mio messaggio.

  3. Vivi e lascia vivere, in sostanza.
    Meno male che ci sei tu, Flo, a farmi compagnia nell’insieme dei liberi pensatori: è sempre un piacere leggere i tuoi commenti.
    Bacio. :)

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