Stephen King attacca ancora Shining dopo 30 anni

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Compie oggi 66 anni il re del brivido Stephen King, autore di romanzi horror memorabili come Carrie (1977) It (1987) La Metà oscura (1990), artefice non solo di storie inquietanti ma anche scrittore intenso, di grande sensibilità,capace di rubare la mente e il cuore del lettore che si addentra nei suoi racconti che...
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Compie oggi 66 anni il re del brivido Stephen King, autore di romanzi horror memorabili come Carrie (1977) It (1987) La Metà oscura (1990), artefice
non solo di storie inquietanti ma anche scrittore intenso, di grande sensibilità,capace di rubare la mente e il cuore del lettore che si addentra nei suoi racconti che hanno ispirato decine di pellicole, tra cui Shining, romanzo del 1977 al quale si ispirò Stanley Kubrick per girare quello che è diventato uno dei capolavori del cinema, uscito nelle sale nel 1980.

La spaventosa vicenda della famiglia americana che si trasferisce all’ Overlook Hotel, dove il protagonista Jack Torrance lavorerà come guardiano
e in cui avverranno macabri episodi che coinvolgeranno la moglie e il figlioletto Danny, affascinò e ispirò il regista che rielaborò il romanzo facendo del luogo della vicenda, il centro del male dove la famiglia si spaccherà irrimediabilmente.

King non ha mai mandato giù l’opera del grande regista, definendolo completamente incoerente rispetto al romanzo,distante soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi.In particolare, il modo in cui Kubrick,delineò il protagonista, interpretato da Jack Nicholson, ha sempre infastidito lo scrittore, rimproverando il regista di averlo reso insano di mente fin da subito e non a causa delle visioni e delle inquietudini che la permanenza nell’oscuro hotel gli provocano.
A distanza di trent’anni,King, in occasione della promozione del suo ultimo romanzo Doctor Sleep, che funge da sequel di Shining, del quale è già previsto il film, dice ancora la sua sulla pellicola di Kubrick, spiegando ancora una volta quello che non ha gradito del film, descrivendolo freddo e distaccato e non approvando nemmeno la figura di Wendy,moglie del protagonista, interpretata da Shelley Duvall che definisce uno dei personaggi più misogini mai girati, è nel film solo per urlare ed essere stupida, non è questa la donna che io ho raccontato nel libro.
La frase comune che ci sentiamo spesso pronunciare dopo la visione di un film tratto da una romanzo,  “non è all’altezza del libro” non smetterà mai di essere vera e nel caso di Shining è impossibile non ammettere che il film si distanzia notevolmente dalla storia raccontata da Stephen King ma cinema e letteratura difficilmente corrono sugli stessi binari ed essendo due mezzi espressivi diversi hanno bisogno di essere presentati con linguaggi differenti. Nonostante Kubrick non abbia rispettato a fondo ciò che voleva esprimere il narratore, inserendo la sua personale visione della storia, il film rimane uno degli adattamenti più interessanti della storia del cinema, in cui il regista esprime pienamente tutta la sua visionarietà, regalando immagini e tecniche di riprese fin ad allora mai viste.

La concordanza  netta e precisa tra romanzo e film è impensabile,  e tradurre semplicemente in immagini i punti salienti del romanzo  e dare un volto ai protagonisti sarebbe solo riduttivo e banale così come dimostrato da alcuni film tratti dai romanzi di King che non sono riusciti a comunicare nemmeno una delle emozioni suscitate dalla lettura del romanzo. Il buon scrittore deve rassegnarsi al grande  pathos che il film di Kubrick riesce ancora a trasmettere, non togliendo il desiderio di rileggere ancora ancora il suo romanzo.

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