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The Wolf of Wall Street: Di Caprio-Scorsese sbranano lo schermo

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Per indagare la natura umana, avida e corruttibile, non c’è nulla di più efficace che addentrarsi nel mondo della finanza americana, il cui cuore pulsa in Wall Street, nucleo traboccante di denaro e ambizione, brulicante di giovani famelici, forniti di parlantina sciolta, smisurata ambizione e pochi scrupoli che...
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Per indagare la natura umana, avida e corruttibile, non c’è nulla di più efficace che addentrarsi nel mondo della finanza americana, il cui cuore pulsa in Wall Street, nucleo traboccante di denaro e ambizione, brulicante di giovani famelici, forniti di parlantina sciolta, smisurata ambizione e pochi scrupoli che rispondono al nome di broker, tra cui muove i primi passi anche  Jordan Belfort,  che è stato uno degli uomini di maggior successo a New York, il quale a ventisei anni guadagnava circa 49 milioni di dollari l’anno.

Belfort racconta la sua ascesa e l’inevitabile caduta nel suo romanzo autobiografico, dal quale Martin Scorsese, ricava un film travolgente, spudorato ed eccessivo, lanciandosi nella storia con il consueto realismo, spingendosi ben oltre i confini dell’immoralità, aggredendo con immagini ricche e voluttuose, sgradevoli e nauseanti, mostrando, teatralmente, la dissolutezza mostruosa del mondo della finanza e confermando che il sogno americano non si traduce che in denaro, donne, barche e ville.

Al centro di questa girandola di oscenità c’è il protagonista, interpretato da Leonardo Di Caprio,  alla sua quinta collaborazione con Scorsese, inarrestabile,  incalzante, solenne, magnifico, che ha dato tutto se stesso nel ruolo per identificarsi con Jordan, buffone carismatico, arricchitosi vergognosamente attraverso transazioni illegali, facendo più soldi di quanti ne potesse spendere, tanto da divenire carta straccia che fuoriesce dal cestino,  un irrecuperabile cocainomane, schiavo del Qualud, droga euforizzante, che si esalta come un bambino alla vista di nuove pillolette promettenti sballo e godimento perché ”come fare a divertirsi senza strafarsi?”  Si domandano lui e il compare/socio Donnie, con il quale condivide quell’ universo  depravato, fatto di bagordi consumati anche in ufficio, frequentati da ogni tipo di prostitute con le quali, in nome di quella pericolosa libertà sessuale imperante durante gli anni ‘80 e primi dei ’90, si praticava sesso di gruppo, rigorosamente senza preservativo, a costo di prendersi quel  “c**** di Aids”  ma cavandosela, fortunatamente per loro, con qualche penicillina. Una vita all’insegna degli eccessi, in cui è impossibile e quasi insopportabile rimanere sobri, anche per affrontare un viaggio in aereo, che si trasforma in un baccanale o addirittura per affrontare la morte,  che lo sfiora in mare italiano, a bordo del suo yacht.

The Wolf

 

In un crescendo di fuck, sesso e droga, non rinunciando al marchio di fabbrica di Scorsese della voce narrante che, sorniona si rivolge al pubblico, con accompagnamento musicale che va dal pop al rock, dal blues al  jazz, si assiste alla vita di un uomo, la cui ambizione non dorme mai e dopo il tracollo sfrutta il suo talento di motivatore, quella qualità insidiosa e cattiva, quando usata per raggirare, di cui ci  si serve in una vita senza limiti.

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