UN PÒ DI CHIAREZZA SULLE CELLULE STAMINALI E SUL LORO UTILIZZO

on apr 29, 13 • by • with Commenti disabilitati su UN PÒ DI CHIAREZZA SULLE CELLULE STAMINALI E SUL LORO UTILIZZO

Lo scorso 25 aprile 2013 presso l’ A. O. Spedali Civili di Brescia, diversi pazienti affetti da gravi patologie neurodegenerative stanno seguendo un protocollo terapeutico che dovrebbe, secondo i suoi promotori, indurre considerevoli miglioramenti clinici: il metodo Stamina. Potrebbe sembrare un’ ottima notizia,...
Pin It

Home » Italia-MENTE, Rubriche » UN PÒ DI CHIAREZZA SULLE CELLULE STAMINALI E SUL LORO UTILIZZO

Lo scorso 25 aprile 2013 presso l’ A. O. Spedali Civili di Brescia, diversi pazienti affetti da gravi patologie neurodegenerative stanno seguendo un protocollo terapeutico che dovrebbe, secondo i suoi promotori, indurre considerevoli miglioramenti clinici: il metodo Stamina.

Potrebbe sembrare un’ ottima notizia, ma da anni intorno a questa metodica si è creato un vero e proprio caso: un’ inchiesta giudiziaria prima e poi una serie di interventi da parte di scienziati di fama internazionale, tra cui Shinya Yamanaka il premio Nobel per la medicina 2012, tutti intonati nell’ esprimere il loro disappunto riguardo l’ attuazione di questo protocollo terapeutico.

Perché la gioia non dovrebbe essere unanime? Perché si è scatenato un caso mediatico culminato con alcuni servizi de Le Iene e una cospicua rassegna stampa a seguito? Da cosa deriva lo sconcerto della comunità scientifica internazionale?

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

I promotori del metodo sono il prof. Davide Vannoni, laurea in Lettere e Filosofia, professore di Psicologia ad Udine, e il dott. Marino Andolina Immunologo-pediatra, direttore del reparto trapianti dell’ospedale Burlo-Garofolo di Trieste, il primo italiano a eseguire trapianti di midollo.

Vannoni apprende la metodica Stamina in Ucraina da due scienziati russi e decide di importarla nella nostra nazione. Fonda la Stamina Foundation e all’ inizio il trattamento dei pazienti più facoltosi avviene previa ingente “donazione” alla fondazione (tra i 20 e i 50.000 euro), i primi sono trattati a Torino in una clinica privata. Il tutto accade tra il 2004 e il 2009.

Il movimento di denaro e l’ utilizzo delle staminali al di fuori della sperimentazione clinica, inducono la procura di Torino ad aprire un’ inchiesta che influirà molto sull’ attività della Fondazione;  Vannoni & co saranno costretti a spostarsi prima a San Marino, poi a Trieste dove ha inizio la collaborazione con il dott. Marino Andolina, e infine, nel 2011 a Brescia. Qui iniziano i trattamenti con il metodo Stamina sotto forma di “cura compassionevole”.

Anche a Brescia, il procuratore di Torino, Guariniello, interviene, disponendo un’ ispezione nei locali dell’ ospedale. Viene rilevata, tra le altre cose, l’ inadeguatezza dei laboratori in cui avviene la preparazione delle cellule, che, come vedremo in seguito, sono l’ elemento centrale del trattamento. L’ AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), organo deputato al controllo di questo tipo di cure blocca, quindi, il trattamento dei pazienti.

A seguito dell’ interruzione delle terapie, inizia il forcing dei familiari dei pazienti, sia mediatico, sia giudiziario e i singoli giudici interpellati consentono alla maggior parte delle persone di continuare la terapia.

Nel frattempo, nell’ agosto 2012, il Pubblico Ministero dichiara concluse le indagini preliminari. L’ ipotesi di reato comprende somministrazione di farmaci imperfetti, pericolosi per la salute pubblica, truffa e associazione per delinquere.

Per cercare di fare chiarezza sulla questione il Ministero istituisce appositamente una Commissione che esprime parere negativo sull’ utilizzo del metodo Stamina perché potenzialmente pericoloso e di non provata efficacia.

Il ministro della Salute Balduzzi nonostante il parere della commissione e quello dell’ AIFA, presenta un decreto per permettere ai pazienti di continuare le terapie.

Il decreto è visto come una sorta di legittimazione per il metodo Stamina e scatena la reazione del mondo scientifico internazionale, molto dubbioso riguardo l’ efficacia e la sicurezza di questa terapia.

Nello specifico, il principio teorico alla base del metodo Stamina consiste nell’ “aiutare” i neuroni mal funzionanti con altri creati in laboratorio, derivati da cellule del paziente stesso, o da terze persone. Si propone come terapia per numerose patologie, tutte con cause differenti ma che hanno come comune denominatore un’ alterazione del sistema nervoso. Per generare cellule simili a neuroni vengono utilizzate cellule staminali mesenchimali.

Ci sono stati negli scorsi 10 anni alcune sperimentazioni cliniche in cui sono state usate cellule staminali mesenchimali per tentare di curare malattie neurodegenerative, ma i risultati sono stati assolutamente deludenti. La novità del Metodo Stamina rispetto ai tentativi precedenti, consiste nel metodo di “trasformazione” di queste cellule.

Le cellule vengono prima prelevate dal midollo osseo, amplificate (si fa in modo di aumentarne il numero), parzialmente differenziate (trattate con alcune sostanze in modo che diventino prone a trasformarsi in neuroni) e Trapiantate (infuse nel paziente attraverso iniezioni intravenose e attraverso la colonna vertebrale).

La principale obiezione mossa, riguarda proprio la procedura di differenziamento delle cellule staminali mesenchimali, che non è mai stata pubblicata su una rivista scientifica internazionale nè dagli scienziati russi (i presunti inventori della metodica), nè successivamente da Andolina e Vannoni.

La pubblicazione di una metodica è importante in quanto prevede un processo di verifica eseguito da altri esperti in materia riguardo l’ efficacia, la sicurezza e la riproducibilità.

Le uniche informazioni scientifiche disponibili sul protocollo, invece,  sono reperibili solo in una richiesta di brevetto fatta da Vannoni negli Stati Uniti (per altro rifiutata), in cui compare una descrizione sommaria e approssimativa, che non fornisce sufficienti prove di efficienza del processo.

Le carenza di evidenza scientifica sfocia anche in alcune mancanze dal punto di vista legale. I due promotori del metodo Stamina infatti per espletare “cure compassionevoli” si “appoggiano” al decreto Turco-Fazio del 2006.

Il principio del decreto, banalizzandolo, è quello di permettere eccezionalmente al di fuori della sperimentazione clinica, l’ accesso da parte di singoli pazienti a farmaci (o componenti cellulari) non ancora approvati per la commercializzazione. Il punto è che, l’ eccezione per il trattamento Stamina sembra estesa a troppi pazienti con patologie differenti, e per di più, anche in questo caso, dovrebbero essere fornite informazioni relative all’ efficacia e alla sicurezza delle componenti che abbiamo già visto essere assenti.

Nonostante le forzature compiute prima da Vannoni ed Andolina, e poi dal ministro Balduzzi, una parte nutrita del mondo scientifico non esclude categoricamente l’ utilità della terapia. Gli scienziati auspicano piuttosto che il metodo percorra l’ iter classico prima di essere somministrato ai pazienti, cioè che venga pubblicato e verificato all’ interno di una sperimentazione clinica per ricavare i dati statistici necessari. Parafrasando un pensiero di Paolo Bianco (dir. Lab. Staminali, dip. Medicina Molecolare, Università La Sapienza, Roma), si potrebbe dire che:

una speranza in medicina è fatta di cose concrete, di percentuali, un malato sa che un dato trattamento in 60 persone su 100 ha avuto effetto, e la sua speranza è rappresentata dall’ appartenere a quel 60%. Continuando a praticare la terapia Stamina, senza statistica, senza sperimentazione, senza uno studio adeguato, la speranza si trasforma in pura illusione.

 

 

Related Posts

Comments are closed.

Scroll to top

Support us!

Facebook_like