BENGASI, QUATTRO MORTI E QUARANTA FERITI NEGLI ASSALTI AGLI ISLAMICI

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  Il popolo di Bengasi scende in piazza il venerdì di preghiera. Ma stavolta non per manifestare contro gli Usa, ma per ringraziare l’amministrazione Obama per aver aiutato la Libia a liberarsi di Gheddafi. E per ricordare la morte dell’ambasciatore Stevens, ucciso (sembrerebbe, ndr) da Al Qaeda proprio a...
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Il popolo di Bengasi scende in piazza il venerdì di preghiera. Ma stavolta non per manifestare contro gli Usa, ma per ringraziare l’amministrazione Obama per aver aiutato la Libia a liberarsi di Gheddafi. E per ricordare la morte dell’ambasciatore Stevens, ucciso (sembrerebbe, ndr) da Al Qaeda proprio a Bengasi. Ma oltre a commemorare e a ringraziare, il popolo di Bengasi ha colto l’occasione anche per attaccare le sedi delle milizie islamiche; prima quella responsabile dell’attacco al consolato Usa (Ansar al Sharia), poi quella della brigata Raf Allah al-Sahati, e nei combattimenti ci sono stati ben quattro morti e almeno quaranta feriti.

Migliaia di giovani, uomini, donne e bambini, sono scesi ieri in piazza dalle quattro del pomeriggio nella giornata per la “Salvezza della Libia”; cercare di salvare la Libia dalla deriva integralista e jihadista che starebbe prendendo.
La manifestazione è andata avanti per ore, e il clima sembrava piuttosto allegro e felice, dopo i cupi giorni dalla morte dell’ambasciatore Stevens. Poi a un certo punto migliaia di persone si sono precipitate verso il quartier generale della milizia salafita islamica. Sebbene le guardie abbiano sparato dei colpi in aria per spaventare i manifestanti, questi non si sono fermati. Anzi, i dimostranti sono entrati m entre i guardiani sono fuggiti, e una volta entrati nella caserma, hanno saccheggiato e bruciato tutto, al grido “il sangue dei martiri non può essere versato invano”. Prima di entrare nella base di Ansar al Sharia, i dimostranti avevano attaccato già un altro covo di islamici assediatosi all’interno della loro caserma nel centro di Bengasi.

Questa manifestazione, organizzata per la “Salvezza della Libia”, alla quale peraltro hanno partecipato 30mila persone, aveva come obiettivo di sciogliere le milizie armate che controllano le strade libiche, e soprattutto per invitare i gruppi armati a deporre le armi dopo che peraltro gli era già stato intimato di fare dopo la cacciata di Gheddafi.
Anche la caserma della brigata Raf Allah al-Sahati è stata saccheggiata e derubata di armi, munizioni e forniture informatiche.

L’attacco alle sedi islamiche sembra proprio un’azione coordinata da parte di polizia, truppe governative e attivisti anti-milizie. Il colonnello al comando delle operazioni, Naji al Shuaibi, dell’esercito, ha dichiarato di essere vicini a prendere il controllo della sede di battaglia, su richieste del popolo che vuole che queste truppe vadano via.

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