MADRID, LA PROTESTA CONTINUA

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        Dimenticate file chilometriche davanti gli Apple store, dove un miriade di persone si è accalcata per accaparrarsi il nuovo gioiello della tecnologia Apple. In Spagna si fanno le cose serie. Si capisce che la vera fila da fare non è per cercare di comprare un nuovo telefonino, bensì per...
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Dimenticate file chilometriche davanti gli Apple store, dove un miriade di persone si è accalcata per accaparrarsi il nuovo gioiello della tecnologia Apple. In Spagna si fanno le cose serie. Si capisce che la vera fila da fare non è per cercare di comprare un nuovo telefonino, bensì per protestare, come si dovrebbe fare dovunque nei paesi in crisi del vecchio continente, contro il governo. E così sta avvenendo in Spagna, dove la protesta continua senza soste alcune, il tutto a poche ore di distanza dal voto sulla legge finanziaria, che prevede nuovi tagli, in particolare della spesa pubblica, dei sussidi e degli stipendi del pubblico impiego, i quali verranno congelati.

Non è che noi italiani siamo poi così diversi dagli spagnoli. Se non altro per una differenza linguistica. Ma cos’hanno in più di noi queste persone che hanno realmente compreso come ci si deve opporre ad un governo che continua a dare fastidio e a stressare con le sue improponibili manovre?

La Spagna è scesa in piazza per chiedere giustizia. Giustizia che non arriva da un governo che non riesce a tutelare gli interessi dei suoi cittadini, con i suoi tagli e i suoi licenziamenti, con fabbriche che chiudono, e una disoccupazione giovanile ai massimi storici (quasi il 50%).
La manifestazione doveva essere pacifica, e così è stata. Soprattutto dopo quello che è successo con le proteste del movimento 25-S, la data del primo corteo, dove 1500 agenti a difesa del parlamento sono stati caricati, e dove ci sono stati diversi scontri, inseguimenti per le strade, nei negozi, nei ristoranti, dove ci sono state violenze senza tregua e diversi pestaggi; il bilancio tragico, di 70 feriti di cui uno ancora in condizioni gravissime, e di 34 arresti (poi rilasciati, ndr) per attentato alle istituzioni dello Stato e resistenza.

Tuttavia, solo a notte fonda , verso la fine della manifestazione, ci sono stati dei tafferugli tra polizia e qualche migliaio di manifestanti, che non intendevano lasciare la piazza. Dopo che la polizia ha intimato i manifestanti ad allontanarsi, (tuttavia con manganelli, ndr), questi hanno deciso di terminare la protesta e di abbandonare la piazza.
È cambiato il tono di questa protesta, caratterizzato ora da una più forte maturità politica, con la voglia di tornare a essere protagonisti del proprio futuro. Il movimento ha raccolto gente di ogni tipo, di tutte le età e sesso, senza distinzioni sociali, e non è un movimento con sedi o leader. Nasce spontaneamente, in rete, e comunica e discute online. A piazza del Sol e a piazza Neptune sono stati proposti due concentramenti.

Come si leggeva sul sito di 25-S, le cose da fare erano semplici: opporre una resistenza passiva, senza alcun tipo di violenza, solo atti di disobbedienza sì, ma civile. Un rifiuto verso una classe politica che non rappresenta gli interessi della gente (in Italia le cose comunque non stanno diversamente, politicamente parlando, ndr), che non vede il proprio futuro tanto roseo. Così a Lisbona, ad Atene, la gente scende in piazza con gli stessi obiettivi e motivazioni.

Il modus operandi di questo movimento è semplice: cori di protesta, resistenza passiva, nessuno si sposta o lascia il campo, è una protesta più che mai compatta. L’unico momento di tensione si è verificato quando esplode un petardo, e la polizia interviene con caschi e manganelli. Ma nessuno si è mosso, nessuno ha fatto atti di violenza, anzi, la gente ha alzato le mani in segno di resa, dicendo ai poliziotti che stavano dalla stessa parte. Non è tanto la protesta in sé, ma quello che fa davvero impressione è vedere a notte fonda una folla di persone pacifiche e compatte unite da un comune ideale. E non sbraitante e vogliosa di mettere le mani sull’ennesimo telefonino marcato Apple.

C’è qualcosa che non va effettivamente: sembra quasi che noi italiani vogliamo rimanere così in questa orribile situazione in cui ci troviamo. Dovremmo prendere esempio da questo modello di pacifismo e di non violenza. Sarebbe proprio il caso.

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