federer dimitrov

Appendix (Nadalis)

on ott 18, 14 • by • with Commenti disabilitati su Appendix (Nadalis)

Come è noto la soap opera, nelle sue intrinseche caratteristiche tipologiche, è potenzialmente infinita. Non mi esibirò certo in un’analisi socio-antropologica al fine di capire perché questo genere televisivo sia così diffuso e amato nella penisola. Trovo però necessario ritornare su una famosa soap opera...
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Come è noto la soap opera, nelle sue intrinseche caratteristiche tipologiche, è potenzialmente infinita. Non mi esibirò certo in un’analisi socio-antropologica al fine di capire perché questo genere televisivo sia così diffuso e amato nella penisola. Trovo però necessario ritornare su una famosa soap opera che investe il mondo del tennis, i cui ultimi episodi si sono snodati tra l’estate e l’inizio dell’autunno, prima di accennare a una tragedia degna di Vittorio Alfieri, un drammone eterno che affligge questo gioco e tutti gli altri giochi. Il primo Luglio di quest’anno, agli ottavi dei Championships, Rafa Nadal perde in quattro set contro Nick Kyrgios; circa un mese dopo, 30 Luglio, annuncia un infortunio al polso destro e una pausa forzata di tre settimane; la pausa si allunga, Nadal salta i master 1000 nordamericani e gli US Open, di cui era campione in carica, lamentando ancora fastidi al polso destro e l’impossibilità di eseguire il colpo bimane: non si parla di operazioni o simili. A inizio Ottobre Nadal torna a giocare a Pechino, perdendo contro Klizan; alla vigilia del master 1000 di Shanghai, viene fuori che la partecipazione di Rafa è in forse a causa di un virus intestinale, poi rivelatosi un’appendicite; Nadal, imbottito di antibiotici e antidolorifici, decide di giocare e perde al primo turno con Feliciano Lopez; nei giorni successivi al torneo lo staff Nadal dichiara che, nonostante l’appendicite, lo spagnolo giocherà a Basilea e poi deciderà se operarsi prima o dopo il master 1000 di Parigi-Bercy, dando per scontata l’assenza al master di fine anno. Nello scusarmi per il resoconto a guisa di cronachetta, non posso purtroppo aggiungere le scuse per una storia così ingarbugliata. Dando per assodata l’inumanità dell’atleta, nel senso buono, si intende, è comunque difficile immaginarlo in campo con l’appendicite, dato che l’esperienza, fortificata da diversi casi riscontrati, mi suggerisce che un’infiammazione simile produca dolori molto forti, se non lancinanti. Sia come sia, un vecchio adagio australiano recitava “se giochi stai bene, se non stai bene non giochi”. Quella di Nadal è diventata davvero una telenovela con un copione trito e ritrito: annuncio dell’infortunio, dichiarazioni sballate dell’entourage, date di recupero e di rientro continuamente modificate, scelte inspiegabili. E intanto non mi sembra messa in dubbio la partecipazione alla superlega asiatica, assolutamente inutile in ottica ranking e punti, ma del tutto valida sotto il profilo economico, che si terrà a dicembre e che ha fagocitato tutti i migliori, compresi coloro che in passato si sono lamentati a più riprese dell’insostenibilità del calendario. È il potere dei soldi, lo stesso demone che nutre le scommesse, il più grande cancro della storia del tennis, gioco per sua natura facilmente combinabile e contaminabile. In attesa di maggior chiarezza e di un profilo completo delle intercettazioni relative alle ultime e scottanti notizie, non mi pare superfluo ricordare che solo una rivoluzione del sistema dei montepremi, sia dei tornei Itf (Slam, challenger, futures) che dei tornei Atp (master 1000, 500 e 250), potrebbe evitare di indurre in tentazione centinaia di professionisti o aspiranti tali attratti da facili e sostanziosi guadagni. Né ritengo di cadere nello sciovinismo patriottico se sottolineo che, da sette anni a questa parte, siano stati beccati solo tennisti italiani, come una puntuale dichiarazione di Di Mauro, squalificato nel 2007 per aver scommesso su partite non sue, fece notare. Non so dire con certezza se Starace e Bracciali, già sospesi in passato, ci siano ricascati o meno, né posso immaginare perché due tennisti affermati, seppure alla fine della carriera, siano preda di tali istinti maligni. Ma sono certo che questo non sia un problema solo italiano, bensì mondiale, e che sarà difficile, se non impossibile, liberarsene del tutto.
Impossibile anche concludere quest’appendice senza pillole di tennis giocato: l’allievo Dimitrov a Stoccolma regala perle tecniche incredibili, il maestro Federer è alle prese con una delle scelte più difficili della carriera: disputare tutti i tornei restanti e tentare la corsa alla prima posizione della classifica, storie da fantascienza, oppure saltarne un paio e concentrarsi sul master di fine anno e sulla finale di Coppa Davis. A occhio sceglierei la seconda opzione. Ma il campione è lui, da queste parti ci si limita a scribacchiare.

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