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Atp World Tour Finals. Djokovic padre padrone

on nov 11, 14 • by • with Commenti disabilitati su Atp World Tour Finals. Djokovic padre padrone

Raccontare un quadruplo sei a uno non è cosa semplice, soprattutto considerando la cornice di riferimento, ovverosia il torneo dei migliori, competizione che, di norma, dovrebbe consegnare agli spettatori sfide equilibrate, in bilico, ardue da assegnare anche per i più assidui e sfegatati scommettitori. Eppure Tomas...
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Raccontare un quadruplo sei a uno non è cosa semplice, soprattutto considerando la cornice di riferimento, ovverosia il torneo dei migliori, competizione che, di norma, dovrebbe consegnare agli spettatori sfide equilibrate, in bilico, ardue da assegnare anche per i più assidui e sfegatati scommettitori. Eppure Tomas Berdych in conferenza stampa aveva candidamente e onestamente ammesso che nel gruppo A si lottava per la seconda piazza, dando per scontata la qualificazione del numero uno del mondo. E dunque il ceco, che, a beneficio degli statistici, non aveva mai vinto la sua partita d’esordio al Master di fine anno, pur forte della sua quinta partecipazione consecutiva, e quindi attore consumato e avvezzo al palcoscenico, tradiva la sua emozione e sfoderava una recitazione di pessimo livello. Poco mobile, spesso frontale nel colpire la pallina, persino insicuro alla battuta, sembrava che Berdych non riuscisse a nascondere l’imbarazzo per una prestazione così poco convincente e in cuor suo non si capacitasse della difficoltà a reggere e guidare lo scambio da fondo, sempre nelle mani del suo implacabile avversario. Wawrinka, che da Wimbledon in poi ha combinato poco o nulla, era invece perfetto al servizio, sicurissimo come sempre sul lato sinistro, lesto nel sfoderar cannonate dal lato destro. Ha dichiarato di essere pronto per la storica finale di Coppa Davis, e c’è da credergli, ma vien da chiedersi quanto possa incidere in questo torneo prima di pensare alla difesa dei colori rossocrociati. Non si avrà difficoltà comunque a ritenerlo favorito per il superamento del girone. Se in ogni caso di Berdych si conosceva il generale appannamento, grande era la curiosità nei confronti di Marin Cilic. Il croato, allenato da Goran Ivanisevic, dopo la trionfale cavalcata newyorchese ha optato per una programmazione conservativa, giocando poco, peraltro non tanto bene, decidendo addirittura di saltare l’ultimo master 1000 dell’anno a Parigi Bercy, scelta indolore per quanto riguarda la partecipazione alle Finals, già blindata in cassaforte, dolorosa per quanto riguarda la necessaria confidenza con il gioco e con le partite, nonché con la superficie indoor, soprattutto perché da quest’anno i due eventi sono separati da una settimana di totale riposo. E dunque la curiosità aumentava. Ma il gioco totale e totalizzante che Marin aveva espresso due mesi fa, il gioco che gli aveva permesso di ridicolizzare gli avversari agli US Open, era con ogni evidenza, e c’erano già state le avvisaglie nelle scorse settimane, rimasto nel continente americano. Di fronte peraltro si ritrovava il numero uno del ranking, non uno qualsiasi. E cos’altro dire di Novak Djokovic che non sia già stato detto? Padre del neo-nato Stefan, tornato alla carica a Bercy per respingere gli assalti svizzeri alla prima posizione mondiale, Djoker dimostrava ancora una volta le sue più grandi qualità: capacità di coprire il campo, da destra a sinistra, in maniera perfetta, senza lasciare alcun punto scoperto; la migliore risposta al servizio mai registrata; la possibilità con entrambi i colpi di rimbalzo di attaccare qualsiasi direttrice e di trasformare, da qualsiasi punto del campo, una situazione difensiva in una offensiva; la risolutezza del campione. Djokovic, a ben vedere, è l’unica costante degli ultimi quattro anni. Il serbo c’è sempre, anche quando vince qualcosina in meno, e parte sempre favorito in tutti i tornei che disputa. È l’uomo da battere e lo è anche qui a Londra, la sensazione è che solo un Federer in giornata di grazia come a Shanghai possa avere qualcosa da ridire. Ne è una dimostrazione Cilic, tennista croato e di scuola croata, dotato di una devastante battuta, campione degli US Open in carica: il poveretto, difficile crederci, riusciva infine a difendere un solo turno di servizio in due set.

Prima giornata gruppo A:

Wawrinka – Berdych 6-1 6-1
Djokovic – Cilic 6-1 6-1

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