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Atp World Tour Finals. Il torneo della cassazione

on nov 13, 14 • by • with Commenti disabilitati su Atp World Tour Finals. Il torneo della cassazione

Tomas Berdych ha assunto in queste Finals l’arduo compito di movimentare le conferenze stampa. O quantomeno di esibirsi in candide e oneste dichiarazioni: le useremo come spunti per qualche riflessione. Non ha avuto alcuna difficoltà, dopo aver sconfitto Cilic, a dichiarare di essere fortunato perché...
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Tomas Berdych ha assunto in queste Finals l’arduo compito di movimentare le conferenze stampa. O quantomeno di esibirsi in candide e oneste dichiarazioni: le useremo come spunti per qualche riflessione. Non ha avuto alcuna difficoltà, dopo aver sconfitto Cilic, a dichiarare di essere fortunato perché l’insolita formula di questo torneo gli consente di essere ancora in gara. Ebbene sì: il Master di fine anno, dall’edizione duemilanove chiamato Atp World Tour Finals, prevede due gironi iniziali, in cui dividere gli otto più bravi dell’annata tennistica, o presunti tali, e una successiva fase a eliminazione diretta a partire dalle semifinali incrociate. I gironi, manco fossimo in un campionato di calcio, prevedono dei punti. E dunque un gioco che abitualmente estromette chi perde e premia chi vince si trasforma in uno sport delle seconde possibilità. Ad oggi, dopo due giornate di gara per ciascun girone, difficile a scriversi, possono ancora qualificarsi tutti eccetto Marin. Perfino Raonic, che ha sin qui rimediato due sconfitte senza vincere set, ha ancora una possibilità. Perché, dove non possono decidere le vittorie, subentrano i set vinti e poi i giochi vinti e poi lo scontro diretto e poi sicuramente ancora qualcos’altro. Uno snaturamento totale del tennis, abituato sin dalle sue lontanissime origini al fascino dei semplici tabelloni e delle sfide dentro o fuori, senza appello e senza cassazione. Vedremo come i perdenti tra i migliori sapranno sfruttare le seconde e terze possibilità. Ancora le parole del ceco: non ho giocato benissimo, anzi, ma Marin obiettivamente ha giocato male; se avesse giocato così a New York si sarebbe fermato al secondo turno. Tralasciando l’inopportunità di una simile dichiarazione, chiamiamolo pure candore, bisogna riconoscere che Berdych non ha tutti i torti. Cilic gioca ad una velocità dimezzata rispetto agli US Open, sia di braccio che di gambe, e certo non può essere un’attenuante la superficie, lenta per essere un indoor e poco felice per i grandi battitori, a sentir le opinioni dei protagonisti. Poco rapido dunque, e triste persino, quasi fosse consapevole di rinnovati limiti. Le poche partite disputate dopo il trionfo slam avrebbero dovuto preservarne le energie: e invece pare svuotato di forze fisiche e soprattutto mentali. Continua la spontaneità di bimbo Tomas: con Djokovic spero di racimolare almeno tre o quattro game. Forse memore della massacrante sconfitta al recente torneo di Pechino, c’è da giurare che Berdych avrà visto la sfida del numero uno con Wawrinka, terminata con una resa totale dello svizzero e un sei-tre sei-zero. La superiorità del primo al mondo, posizione certo non casuale, lo rende l’inevitabile favorito per la vittoria finale e gli assicura peraltro la certezza di concludere l’anno con ranking immutato. Questa specie di uomo di gomma attraversa il campo con una rapidità sconosciuta al genere umano e ribatte servizi fulminanti, piazzando la pallina negli immediati pressi del battitore, come se fosse semplicissimo. Volendoci sbilanciare, solo un improvviso quanto inaspettato calo potrebbe cambiare le sorti delle Finals. Un torneo che sinora si è composto di otto partite, tutte terminate in due set, con punteggi certo non degni dei migliori, Federer e Djokovic esclusi, non a caso gli unici imbattuti. Gioverà ripetersi: i più forti sono ancora i Fab Four, al netto degli infortuni cronici di Nadal e dello sbandamento psicologico di Murray, ancora immerso nelle difficoltà di una vita complicata, rese peraltro evidenti dalle rinnovate versioni del matriarcato. Il torneo della cassazione si avvicina alle sentenze definitive: ed è davvero difficile pensare ad una finale che non comprenda i primi due della classifica.

Seconda giornata gruppo A:

Berdych – Cilic 6-3 6-1
Djokovic – Wawrinka 6-3 6-0

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