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Atp World Tour Finals. Nessuna rottamazione nel tennis

on nov 10, 14 • by • with Commenti disabilitati su Atp World Tour Finals. Nessuna rottamazione nel tennis

Dopo gli US Open qualcuno ha parlato di un ricambio generazionale nel tennis e del pensionamento o comunque del ridimensionamento dei primissimi della classe. Se a darne la misura sono però le vittorie del ventinovenne Wawrinka a Melbourne e del ventiseienne Cilic a New York, bisogna allora riqualificare il concetto...
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Dopo gli US Open qualcuno ha parlato di un ricambio generazionale nel tennis e del pensionamento o comunque del ridimensionamento dei primissimi della classe. Se a darne la misura sono però le vittorie del ventinovenne Wawrinka a Melbourne e del ventiseienne Cilic a New York, bisogna allora riqualificare il concetto di ricambio generazionale. Forse che il tennis sia stato investito appieno dalla contemporaneità e che dunque anche in questo sport si rimanga giovani fino al raggiungimento degli -anta? Forse che lo svizzero di riserva Stan sia considerabile un giovinetto alla soglia dei trent’anni? O forse dovremmo aggiungere con più buon senso e più onestà intellettuale che il tennis, fino ai primi anni duemila territorio da caccia per affamatissimi ragazzini alle prime armi, sia oggi privo di giovani campioni e fuoriclasse in erba? Né sembrerebbe confutare quest’asserzione il club dei partecipanti al Master, agli (o alle, ma non tornerò su questioni già trattate) Atp World Tour Finals, il torneo dei migliori, la consacrazione della stagione tennistica. Se infatti annoveriamo tra gli otto più forti tre esordienti assoluti, il già citato Cilic, Raonic e Nishikori, non possiamo fare a meno di notare che sei dei qualificati originali sono gli stessi dell’anno scorso, dato che Nadal è assente per infortunio. Escluso Ferrer, e qualcosa suggerisce che difficilmente lo ritroveremo in quest’assise di eletti; escluso anche Dimitrov, che però è a ridosso dei primi; dentro Berdych, sebbene protagonista di un’annata poco entusiasmante; non pervenuti Tsonga, il grande assente del 2014, e Del Potro, perennemente infortunato. Djokovic, Federer e Murray sono ancora lì: e non è difficile pensare che solo il grande appannamento dello scozzese abbia consentito a qualche outsider di rubare la scena ai migliori. Possono dunque Raonic e Nishikori rappresentare un rinnovamento? Difficile a dirsi, ancor più a scriversi. Rottamazione a parte, bisogna però raccontare quanto fatto dai due più giovani nella prima giornata di torneo. Il giapponese fronteggiava, sotto il tetto della splendida 02 Arena, il padroncino di casa. Andy Murray, forse esausto dopo il tour de force bimensile necessario per raggiungere Londra, eclissava se stesso e il suo gioco, come troppe volte gli è capitato di fare, giocando ogni punto due metri dietro la riga di fondo, lasciando l’iniziativa all’avversario, non raggiungendo mai la rete, neanche per sbaglio, lui che pure possiede le doti per frequentarla meglio di tanti altri. Imbrigliato nei suoi errori tattici e nella vocazione difensiva che purtroppo mai lo abbandona, questo campione smarrito deludeva il pubblico britannico per l’incapacità di trovare adeguate contromisure a se stesso prima che all’ordinato e sapiente avversario. Poche ore dopo Raonic falliva invece il suo esordio. La chiave tattica del canadese era la stessa di Bercy: ricerca esasperata, esasperatissima, del diritto nell’angolo sinistro per sventagliare sul rovescio di Federer, tentando anche esecuzioni molto strette per aprire il campo. Ma Federer, più riposato rispetto alla tappa parigina, opponeva una buona costanza nello scambio e la ricerca, ove possibile, del cross alto verso il colpo bimane di Milos. Primo set con un solo padrone, secondo equilibrato: Raonic conquistava più occasioni per strappare la battuta all’elvetico, fallendole tutte. Una addirittura si travestiva da set point sul punteggio di 5-6 e 30-40, dopo che Federer aveva tentato uno sconsiderato serve & volley a ruota della seconda di servizio. Pazzia o genio che sia, Roger eliminava l’eventualità di un terzo set con un ace. E forse questa imperturbabilità, la calma del campione ritrovato, l’istinto killer che sembrava perso da tanti anni, avevano impaurito gradualmente il canadese: il tie-break decisivo terminava per sette punti a zero a favore di Roger. E di ricambio generazionale per ora nemmeno l’ombra.

Prima giornata gruppo B:

Nishikori – Murray 6-4 6-4
Federer – Raonic 6-1 7-6

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