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Australian Open. Padre Rafa da Manacor

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Raccontava Andre Agassi nella sua ormai notissima autobiografia, “Open”, che Pete Sampras avrebbe vissuto la loro rivalità con uno stato d’animo più che rilassato, con una leggerezza sconosciuta al tennista di Las Vegas. A testimoniarlo, un episodio curioso: agli US Open del 2002, Pistol Pete...
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Raccontava Andre Agassi nella sua ormai notissima autobiografia, “Open”, che Pete Sampras avrebbe vissuto la loro rivalità con uno stato d’animo più che rilassato, con una leggerezza sconosciuta al tennista di Las Vegas. A testimoniarlo, un episodio curioso: agli US Open del 2002, Pistol Pete approdò in finale dopo fatiche titaniche contro Rusedsky e Haas in terzo e quarto turno e dopo una semifinale combattuta, seppur vinta in tre set, contro Schalken; il povero Pete non vinceva un torneo dall’edizione di Wimbledon del 2000 ed era messo talmente male che qualche buontempone lo aveva soprannominato “Dead-man walking”, morto che cammina; la stanchezza fisica e mentale che lo opprimeva era palpabile; eppure, racconta Andre, quando entrambi entrarono in campo per giocare la finale ed iniziare il consueto palleggio di riscaldamento, Sampras, scorgendo lo storico avversario al di là della rete, sorrise. Qualcosa di simile, c’è da scommetterci, accade nella mente di Rafael Nadal quando dall’altra parte della rete appare il profilo di Roger Federer. Non certo per arroganza o immaginata superiorità. Quanto per un’estrema consapevolezza dei propri mezzi e soprattutto per la certezza di essere l’unico tennista sul pianeta in grado di far giocare male, o comunque molto al di sotto dello standard, il presunto miglior tennista di ogni epoca e di certo il più forte dello scorso decennio. Nadal, e non avrebbe difficoltà alcuna ad ammetterlo di persona, non sa giocare a tennis meglio dello svizzero: nessuno riesce a farlo. Sa però visualizzare nella sua mente le partite e prepararle tatticamente in maniera impeccabile, aiutato in questo, con ogni probabilità, dall’allenatore-zio. In poche parole, sa dove colpire e affondare. E l’unico tennista che riesce a disorientarlo tatticamente, perché dotato di un grande anticipo in ogni zona del campo e di grandissime capacità fisiche, è Djokovic. Federer, dal canto suo, in questi dieci anni di scontri non è mai riuscito a trovare la chiave di volta per dipanare la matassa dell’angolo sinistro, dove viene con costanza oppresso dalla chela mancina dell’avversario. Si dirà: in sedici anni di professionismo, Roger è sempre stato bersagliato in quell’angolo da tutti i suoi avversari, destrorsi e mancini che fossero, senza riscontrare le stesse difficoltà. Verissimo. Però nessuno di essi caricava la palla con sì tanta rotazione da costringere il poveretto a colpire sempre, senza eccezione, sopra la cintola. Quanto alle implicazioni psicologiche, che sensazioni dovrebbe avere un tennista quando affronta un avversario con cui ha registrato più amarezze che gioie? Ma, e si dipani anche questo dubbio, un atleta capace di vincere diciassette tornei Slam è tutt’altro che mentalmente debole. Che Nadal sorrida come il buon Sampras è invece probabile: e comunque, sorrisi o meno, quando vede Federer, lo spagnolo si trasforma. A mezzo servizio con Nishikori, in modalità zombie con Dimitrov, sopravvissuto solo grazie alla straordinaria capacità di restare aggrappato alla partita, Nadal oggi si è trasformato nella migliore versione di se stesso, battendo con percentuali altissime di prime palle e giocando colpi di assoluta efficacia, su tutti i passanti, sia di diritto che di rovescio. L’elvetico invece non ha confermato, e forse questo è stato il peccato originale, il trend battagliero esibito con Tsonga e Murray, e non già per rassegnazione, come ho tentato di spiegare, bensì per difficoltà tattica. Cui poi è seguita, in qualche caso, autentica confusione. Col risultato che, su quarantadue discese a rete, Federer ha ottenuto solo ventitré punti; gli errori gratuiti sono stati ben cinquanta e il servizio è stato poco solido rispetto alle cinque partite precedenti. Un copione già visto, insomma. E che non cambia la sostanza delle cose: Roger Federer è un tennista indirettamente superiore a Rafael Nadal, che è direttamente più forte dello svizzero. E d’altro canto come poteva oggi perdere l’uomo consacrato dalle stimmate sulla mano sinistra, il novello profeta delle divinità tennistiche?

Semifinale uomini:

Nadal – Federer 7-6 6-3 6-3

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