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Australian Open. Pennetta d’autore

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Se le premature sconfitte delle beniamine italiane Errani e Vinci, dotate peraltro di degnissime posizioni in classifica, avevano gettato nello sconforto gli aficionados italiani; se tanto più poteva essere preoccupante la sconfitta del nostro maggior talento in gonnella, al secolo Camila Giorgi; se insomma il quadro...
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Se le premature sconfitte delle beniamine italiane Errani e Vinci, dotate peraltro di degnissime posizioni in classifica, avevano gettato nello sconforto gli aficionados italiani; se tanto più poteva essere preoccupante la sconfitta del nostro maggior talento in gonnella, al secolo Camila Giorgi; se insomma il quadro generale si presentava povero e quest’edizione degli Australian Open votata a un insuccesso globale, l’amata Flavia Pennetta, risorta a una seconda vita tennistica, recuperava capra e cavoli, disputando un torneo di altissima fattura, battendo un mastino indemoniato quale la tedesca Kerber e issandosi addirittura, prima volta in carriera, ai quarti di finale. Considerata la situazione degli ultimi anni, un piazzamento insperato: prima italiana nella storia ad entrare tra le prime dieci della classifica mondiale, vincitrice di un major in doppio con Gisela Dulko, Flavia aveva subito l’adombramento forzato imposto dall’incredibile successo parigino di Francesca Schiavone, la Leonessa amica/nemica, nei cui confronti, prima ancora che un confronto tennistico, era già vinto un confronto estetico; e poi aveva subito la ribalta di quel furetto di Sara Errani, capace di conquistare dorati piazzamenti in singolare e di trionfare ovunque in doppio con la complicità di Robertina Vinci; e, non bastasse, una lunga serie di infortuni che ne avevano minato la possibilità di giocare, ancor prima della possibilità di vincere. Fino alla scorsa estate, quando, nella sorpresa generale, Flavia per la prima volta in carriera raggiungeva quell’obiettivo sempre sfiorato e mai toccato con mano, una semifinale slam a New York. E solo Serena Williams, la numero uno delle numero uno, poteva impedirle di proseguire verso cime ancora più elevate. Così come, a onor del vero e per raccontare quanto accaduto a Melbourne, solo una Li Na in stato di grazia poteva fare, impedendo alla Nostra di bissare la semifinale su slam cementati. La cinese, neve al sole quando affronta le primissime, campionissima assoluta con le teste di serie minori, esibiva una sicurezza nei propri colpi, persino nelle traiettorie lungolinea, di norma più ostiche, che avrà forse impaurito Vika Azarenka, la favorita alla vittoria finale. Straordinaria nella ricerca degli angoli, la cinese martellava la povera Flavia da fondo campo con una durezza e una rapidità sconcertante, sia nel primo colpo all’uscita dal proprio servizio che in risposta al servizio avverso. Devastante con il rovescio bimane e con il diritto, precisa al servizio, Li Na lasciava alla Pennetta le briciole: qualche sussulto alla fine del primo set, qualche gran punto, ottenuto con autentici miracoli. Ma il match, a costo di sembrar ingenerosi, non è mai stato in discussione. E questo non tolga rilievo all’impresa di Flavia, capace a quasi trentadue anni di tornare a giocare, a divertire e a divertirsi. E niente lo tolga al ventinovenne Stan Wawrinka, che dopo tante sconfitte, e tante al quinto, ha battuto ed estromesso dal torneo il tri-campione in carica Novak Djokovic, uno che non perdeva una partita da Settembre, peraltro suo abituale carnefice. L’automa perfetto fuori dagli Australian Open. Chi l’avrebbe detto.

Risultati quarti donne:

Li – Pennetta 6-2 6-2

Bouchard – Ivanovic 5-7 7-5 6-2

Risultati quarti uomini:

Berdych – Ferrer 6-1 6-4 2-6 6-4

Wawrinka – Djokovic 2-6 6-4 6-2 3-6 9-7

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