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Australian Open. StaniSlam

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Curiosamente quest’edizione degli Australian Open, per quanto riguarda il singolare maschile, si è chiusa con una finale doppia. Una prima finale, godibile e degna d’attenzione, durata un set e poco meno di un’ora. Una seconda finale, scialba, non entusiasmante, che difficilmente sopravvivrà nella...
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Curiosamente quest’edizione degli Australian Open, per quanto riguarda il singolare maschile, si è chiusa con una finale doppia. Una prima finale, godibile e degna d’attenzione, durata un set e poco meno di un’ora. Una seconda finale, scialba, non entusiasmante, che difficilmente sopravvivrà nella memoria collettiva, limitandosi al massimo a tormentare i ricordi di Rafael Nadal e a solleticare le sinapsi di Stanislas Wawrinka, durata un’ora e mezza. Iniziava la prima di queste due finali, lo svizzero di riserva o presunto tale, con una percentuale di prime battute non invidiabile, ma con una notevole scioltezza nei colpi eseguiti dalla riga di fondo. Ottime accelerazioni di diritto, fondamentale migliorato in modo spaventoso nell’ultimo anno, e rovesci variati in maniera impeccabile, a volte strettissimi ad aprirsi il campo, altre profondi a cercare l’angolo sinistro del maiorchino, angolo di solito meno coperto, consentivano al novellino – tale perché alla sua prima finale slam – di impadronirsi degli scambi e, difficile a dirsi, di conquistare la maggior parte dei punti annoveranti più di cinque e nove scambi. L’unica differenza tecnica tra Wawrinka e Federer, l’unica che avvantaggia Stan, è la capacità di colpire con estrema efficienza il rovescio anche su palle caricate e molto alte, persino di schiacciarle quando superano l’altezza della spalla e di destinarle sulla traiettoria lungolinea. Abilità di cui profittava nei primi giochi del match, soprattutto nel quarto del primo parziale, quando strappava il servizio a Nadal, colpevole di aver giocato un doppio fallo, una palla corta mal concepita e peggio eseguita e un attacco a rete del tutto sconclusionato. I colpi potenti di Stan da fondo campo impedivano al povero Rafa di fare ciò che gli riesce meglio, cioè organizzare le proprie difese ed elaborare contro-strategie. Nel nono gioco del set, Wawrinka tentava con qualche errore di troppo di riprendere involontariamente il Nadal smarrito: tre palle break, vanificate da tre risposte sbagliate, tutte colpite su seconde palle di servizio. Neanche nei sogni più caldi dei tifosi svizzeri si potrebbe verificare una simile eventualità. L’ace definitivo, incrociato da sinistra, colpo verso cui Wawrinka dimostrava una particolare propensione lungo tutto il match, liberavano l’elvetico dai primi fantasmi. Dalle palle break per Nadal, Stan otteneva tredici punti di fila e un nuovo break all’inizio del secondo parziale: un preludio alla seconda finale della giornata, la finale senza motivo d’esistere. Rafa il combattente veniva improvvisamente abbattuto da un crac alla schiena, un colpo fatale che privava il pubblico di uno dei protagonisti e il campo di un tennista in grado di competere. Come poteva giocare, incapace di servire e incapace di muoversi? Eppure, per rispetto di quanti avevano pagato il biglietto, e non solo, Nadal provava l’impossibile, tentando, difficile a scriversi, di accorciare gli scambi, tirando a tutto braccio, servendo con molto slice, abbandonando al loro destino palle troppo lontane. Wawrinka abbrancava il secondo parziale come un falco, prima di smarrire senno e terzo set, nonostante quattro palle break non sfruttate, e infine recuperare l’intelletto e il gioco necessari per chiudere la partita. Primo slam vinto in carriera, primo rovescio monomane, escluso ovviamente Federer, a imporsi in un major dai tempi di Gaudio nel lontano 2004, nuovo numero tre delle classifiche. Ma la sua vera finale, nonché rivincita dell’anno scorso, Stan l’ha disputata nei quarti con il dominatore incontrastato delle terre australiane, ossia Djokovic. L’anno tennistico è iniziato con una sorpresa e i Fab Four, a dirla tutta, non sembrano in gran forma: questo è il primo torneo del Grande Slam dagli US Open 2009 a non essere preda dei quattro favolosi; il serbo, sempre in prima linea negli ultimi tre anni, non è detentore di alcuno slam; dalla prossima settimana Murray sarà il sesto giocatore del mondo, Federer addirittura l’ottavo. Quanto a Nadal, qualche lacrima sfuggita durante la partita e al momento dei consueti ringraziamenti rivelavano il suo stato d’animo. A Melbourne, inutile affermare il contrario, le lacrime prima o poi arrivano per tutti.

Finale uomini:

Wawrinka – Nadal 6-3 6-2 3-6 6-3

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