BRUSCOLOTTI: “RAZZISMO CONTRO I NAPOLETANI? INVITO I CALCIATORI DEL NAPOLI A FARE COME BOATENG”

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Peppe Bruscolotti, bandiera del Napoli, ha rilasciato un’intervista sulle pagine de Il Mattino. Ecco quanto evidenziato: «Il calcio si muova e faccia qualcosa di importante, ma anche quello che da decenni subiscono i napoletani è razzismo da combattere. Se la legge è uguale per tutti». Il Milan ha ritirato...
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Peppe Bruscolotti, bandiera del Napoli, ha rilasciato un’intervista sulle pagine de Il Mattino. Ecco quanto evidenziato: «Il calcio si muova e faccia qualcosa di importante, ma anche quello che da decenni subiscono i napoletani è razzismo da combattere. Se la legge è uguale per tutti».

Il Milan ha ritirato la squadra dopo i cori razzisti di Busto Arsizio, ha fatto bene?
«Il club rossonero ha preso la decisione giusta, quello che è accaduto è stato vergognoso. È incredibile, c’è ancora gente così becera e ignorante. Non la capisco, ma purtroppo la mamma degli imbecilli è sempre incinta».

La levata di scudi del calcio produrrà effetti positivi?
«È quello che speriamo, perché è il mondo del calcio, con le Leghe, la Federazione, a dover cambiare le regole, dando disposizioni agli arbitri di fermare le gare ufficiali in presenza di cori o striscioni razzisti».

Anche i tifosi del Napoli sono stufi di sentire i soliti cori e di vedere striscioni ignobili…
«Non c’è dubbio, e succede praticamente da sempre. Per questo chiedo al Napoli e ai calciatori azzurri di dare un segnale importante. Dovesse accadere ancora di leggere o sentire certe schifezze dovrebbero fermarsi, chiedere all’arbitro di stoppare la gara. Non certo per dare forza e visibilità agli ignoranti. Un messaggio per il mondo del calcio, per provocare un cambiamento, perché i napoletani sono offesi da decenni e non ne possono più di cori e striscioni che sono ugualmente una forma di razzismo da eliminare. Basta che non si equivochi».

In che senso?
«Nei miei anni di militanza in azzurro ho sempre pensato di dover dimostrare in campo la nostra superiorità rispetto agli incivili, mostrando il volto signorile di Napoli, non cadendo in provocazioni. Ai nostri tifosi chiedevo di non reagire, perché la violenza alimenta violenza e in questo modo non se ne uscirebbe più. Per questo dico che se il calcio, dopo i fatti di Busto Arsizio, ha imboccato seriamente la via del cambiamento, tenga conto che vanno combattuti anche i cori sprezzanti su Napoli».

Ai suoi tempi, da capitano, ha mai pensato di ritirare la squadra?
«No, perché in quelle situazioni si sarebbe dato maggior risalto agli ignoranti incivili. In questo nuovo contesto, invece, è giusto che si riscrivano le regole, in modo che i calciatori possano segnalare e gli arbitri fermare le partite o, nei casi gravi, far giocare le gare a porte chiuse».

Ricorda qualche episodio in particolare?
«Ce ne sono tanti, a Brescia, Bergamo e a Verona ci trattavano sempre male, dai cori agli striscioni “Benvenuti in Italia”, “Vesuvio pensaci tu”, “Napoli colera”. Anche a San Siro sul finire degli anni ’80 invocarono per noi un nuovo Hitler. Al momento ci stavo male, poi mi sfogavo in campo. Purtroppo negli ultimi anni sta capitando anche in piazze prima civili come Bologna o Torino».

Discuteva con Maradona sul modo per zittire gli incivili?
«Spesso, e anche lui era molto infastidito. Non a caso Diego ai Mondiali del ’90 chiese il tifo dei napoletani per la sua Argentina, perché ricordò loro che il Napoli in giro per l’Italia era disprezzato».

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