In & Out serie A…6a giornata

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IN – Gli attaccanti dimenticati. Cassano, Gilardino e Miccoli, cosa hanno in comune questi tre giocatori a parte il fatto che formerebbero un trio d’attacco formidabile? Fino a poche settimane fa sembravano percorrere la fase calante della loro sfavillante carriera, mentre ora, a suon di gol, si prendono...
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IN – Gli attaccanti dimenticati. Cassano, Gilardino e Miccoli, cosa hanno in comune questi tre giocatori a parte il fatto che formerebbero un trio d’attacco formidabile? Fino a poche settimane fa sembravano percorrere la fase calante della loro sfavillante carriera, mentre ora, a suon di gol, si prendono rivincite contro chi non ha creduto in loro. Cassano e Gilardino, ad agosto, decisero di cambiare aria per trovare nuovi stimoli e ritrovare se stessi. Fantantonio in 4 settimane di Inter ha dato risposta a tutti coloro che si domandavano: ma tra Inter e Milan chi ha fatto il vero affare? Quattro gol (miglior avvio di sempre) e due assist danno ragione a chi, come Stramaccioni, ha deciso di puntare forte sul fenomeno di Bari vecchia. Il Gila ha ritrovato il killer instinct sotto porta che sembrava perso dopo le ultim stagioni anonime tra Firenze e Genova, favorito da un ambiente tranquillo come quello di Bologna, e da una squadra che gioca in funzione del suo nuovo bomber. A Miccoli toccava invece il compito più difficile, convincere società e tifosi che non era un giocatore finito. La tripletta di ieri, ha spazzato via tutte le critiche che il Maradona del Salento ha subito per tutta la scorsa stagione, togliendosi la soddisfazione di realizzare un gol strepitoso come il suo idolo Diego. Il solo pensare ad un tiro a volo da centrocampo è da geni assoluti del pallone, figuriamoci metterlo in atto con una semplicità che rasenta l’assurdo. I tre “vecchietti” meritano ampiamente le scuse di tutti coloro che li avevano frettolosamente giudicati sul viale del tramonto.

OUT – La sconfitta di Zeman. Dal ritorno di Zeman alla Roma non si è fatto altro che parlare dello scontro con la Juventus. Fiumi di inchiostro e di parole, spesso inutili e persino fastidiose, sono state sprecate sul dualismo tra il boemo e la vecchia signora, e di come con la sua Roma sarebbero stati l’anti-juve del campionato. Poi dalle parole si è passati al campo, e li le parole taglienti del tecnico giallorosso sono risultate utili come il due di picche a briscola. Un sonoro 4 a 1 di quelli che fanno male, soprattutto se si pensa che la partita poteva finire con un margine maggiore se i bianconeri fossero stati più cinici sotto porta. Una lezione sotto tutti i punti di vista. Gioco, pressing, intensità. Una Juve che in molti hanno definito zemaniana. La Roma è sembrata invece inerme contro la corazzata bianconera, che ha fatto dei giallorossi carne da banchetto. Le dichiarazioni di Zeman in settimana hanno avuto un effetto di carica a molla per i giocatori juventini, che hanno cosi sfogato tutta la loro foga agonistica ad un ritmo insostenibile per qualsiasi squadra in Italia in questo momento. Se a questo aggiungiamo anche le scelte alquanto discutibili sulla formazione schierata dal primo minuto e sui cambi effettuati, ecco spiegati i motivi della disfatta in terra piemontese. Più che dei giocatori questa è stata la sconfitta di Zeman contro la sua nemica per eccellenza.

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