La testa nel pallone – Editoriale sulla Serie A

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Ora ditemi voi se uno non si deve arrabbiare (per non dire altro) se perde 400 euro di bollette in soli 3 giorni. Ditemi voi se si può perdere una partita al fantacalcio per il gol di Abate, uno che segna ogni morte di Papa. Mi dicono che da Roma ci sia un certo Francesco [&hellip...
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Ora ditemi voi se uno non si deve arrabbiare (per non dire altro) se perde 400 euro di bollette in soli 3 giorni. Ditemi voi se si può perdere una partita al fantacalcio per il gol di Abate, uno che segna ogni morte di Papa. Mi dicono che da Roma ci sia un certo Francesco che sta pregando un po’ tutti i santi. Ok io in campo avevo Jonathan, ma lui ormai è diventato il fratello forte di Maicon. Si avete letto bene, quello forte.  Merito di questo miracolo è di tale Walter Mazzarri da San Vincenzo, per il quale, mi dicono sempre da Roma, il Francesco di cui prima ha già avviato le pratiche per la santificazione dopo aver visto l’Inter vincere con l’assist di Alvarez e il gol del brasiliano. Chi mi conosce starà dicendo: “ma non criticavi WM fino allo scorso anno? Ora lo santifichi?” Detto che solo gli stolti non cambiano mai idea, resto in parte fermo sulla mia critica. Il lavoro di Mazzarri è sotto gli occhi di tutti, impossibile non fare ammenda e ammettere le sue capacità di rigenerare qualsiasi ambiente calcistico. Mazzarri è probabilmente l’ultimo erede della vecchia scuola italiani di allenatori, quelli che portano a casa prima il risultato poi pensano al gioco. Il gioco appunto. Per quanto a Milano siano tornati a vedere un’Inter da vertice della classifica, un’Inter tenace, combattiva, mai doma, il gioco resta un flebile miraggio. Cosi come lo era negli anni di Napoli.

Ora invece a Napoli si godono il calcio spettacolo di Benitez. Una filosofia di gioco volta al possosso palla, al calcio d’attacco, a cui manca però un po’ di pragmatismo, utile quando si affrontano squadre come il Sassuolo e bisogna chiudere subito la pratica. Il passo falso non scalfisce le convizioni del tecnico spagnolo, ne le certezze della forza di un Napoli pronto per vivere una gioia attesa dal lontano 1990.

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