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La testa nel pallone…Editoriale sulla Serie A

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Se il calcio italiano vive uno dei momenti più negativi della sua storia sul rettangolo verde, meglio non va sugli spalti e fuori dagli stadi. Tifosi laziali che vengono arrestati in Polonia prima, e tengono a rapporto sotto la curva i loro giocatori dopo la sconfitta col Napoli poi. Manco comandassero loro....
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la testa nel palloneSe il calcio italiano vive uno dei momenti più negativi della sua storia sul rettangolo verde, meglio non va sugli spalti e fuori dagli stadi. Tifosi laziali che vengono arrestati in Polonia prima, e tengono a rapporto sotto la curva i loro giocatori dopo la sconfitta col Napoli poi. Manco comandassero loro. Guerriglia urbana a Bergamo tra atalantini e romanisti, con i poliziotti a far da cuscinetto ed evitare quella che poteva essere l’ennesima pagina nera del nostro calcio. E infine i bambini della Juve che insultato il portiere Brkic ad ogni rimessa dal fondo. Ormai è chiaro a tutti, non è più solo il problema di pochi delinquenti, in Italia c’è una vera e propria piaga educativa e culturale che tracima nel mondo del calcio in tutto il suo squallore. Urge si una legge sugli stadi che li renda più sicuri e che assicuri alle forze dell’ordine chi viola le regole, ma allo stesso tempo è impellente il bisogno di una rivoluzione culturale che porti a vedere l’avversario come una persona da rispettare, non da insultare. Che porti a vivere lo sport come occasione di crescita, e non più come il contenitore dove dar sfogo alle proprie frustrazioni.

Meglio passare alle questioni di campo. Se non si può parlare di crisi per la Roma di Garcia poco ci manca. Senza il faro Totti gol e gioco latitano, ed ovviamente anche i 3 punti. Fino alla decima giornata i giallorossi viaggiavano a vele spiegate, poi qualcosa si è inceppato. Solo tre i gol fatti e altrettanti subiti, numeri impressionanti per chi contava sul miglior attacco e su una difesa impenetrabile con un solo gol al passivo. Certo nessuno si aspettava che la Roma potesse vincerle tutte e trentotto, ma fa sensazione che il momento di crisi sia coinciso nel periodo in cui il calendario era più benevolo.

Fortuna che che c’è il Napoli a tener testa alla capolista Juventus. I partenopei ritrovano Higuain e Callejon, spariti dai radar da qualche settimana, ma continua a manifestare amnesie difensive allarmanti. Il punto è che la difesa è stato il reparto meno interessato nello scorso mercato estivo. Reina e Albiol a parte, oltre all’infortunato Zuniga, il resto del reparto arretrato non è da grande squadra. Maggio ormai è nella parabola discendente della sua ottima carriera. Armero non potrebbe fare il terzino nemmeno nei tornei di calcetto tra scapoli e ammogliati. Fernandez e Britos insieme non fanno un buon centrale. Insomma a gennaio sarà questo il reparto in cui verrà investito buona parte del tesoretto rimasto dalla cessione di Cavani e degli introiti Champions.

A proposito di Champions. La grande notte di mercoledi a Glasgow continua ad avere i suoi effetti benefici sul Milan. Kakà sembra tornato indietro nel tempo, quando da solo era capace di decidere non solo le partite, ma interi campionati. Balotelli sembra aver cambiato testa. Da qualche partita lo si vede vede più calmo, più concentrato sul gioco e meno sulla polemica. E se spesso l’ho bacchettato, non posso che fare i miei complimenti ad Allegri. Con l’albero di Natale ha trovato un equilibrio insperato fino a qualche settimana fa.

Lasciatemi concludere parlando di Cassano. In estate in molti si sono lanciati su giudizi facili riguardo il suo viale del tramonto in provincia. Fantantonio ha fatto orecchie da mercante, si è concentrato solo su di se, ha perso 11 kg e si è ritrovato a Parma da protagonista. 1.136 minuti, con sei gol e tre assist all’attivo e sempre in campo. Mica male per un 31enne dato per finito troppe volte. Un messaggio chiaro per Prandelli. Lui in Brasile vuole esserci a tutti i costi.

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