la testa nel pallone

La testa nel pallone…Editoriale sulla Serie A

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Mi sono preso due giorni per scrivere questo articolo. Due giorni per capire bene quanto gli organi di informazione stavano riportando a galla dal pozzo nero delle inchieste sul calcioscommesse. Per la terza volta, nello stretto giro di posta di soli due anni, si ritorna a parlare di gare truccate e di giocatori...
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la testa nel palloneMi sono preso due giorni per scrivere questo articolo. Due giorni per capire bene quanto gli organi di informazione stavano riportando a galla dal pozzo nero delle inchieste sul calcioscommesse. Per la terza volta, nello stretto giro di posta di soli due anni, si ritorna a parlare di gare truccate e di giocatori venduti. Ma stavolta è diverso. Stavolta tra gli indagati c’è uno dei miei idoli di quella splendida cavalcata del 2006 che ci portò sul tetto del mondo. Quel Gennaro “Rino” Gattuso sempre leale dentro e fuori dal campo. Uomo vero, a volte rude, ma vero.  Uomo rispettoso e rispettabile. Tanto il mio rispetto nei suoi confronti da non volere scrivere cose di cui non si è ancora dimostrata la veridicità. Ma allo stesso tempo, tanto è il rispetto per i PM e le forze dell’ordine che minuziosamente indagano per regalarci un calcio pulito e privo di sospetti.

Inutile dirvi che avrei voluto parlare della mini fuga della Juventus, della rivincita di Benitez e dello schiaffo subito da Mazzarri nello stadio dove era padrone. Avrei voluto parlare dei sorteggi di Champions e di Europa League, e del possibile incrocio agli ottavi tra il principe Viola che risvegliò la bella addormentata Bianconera con 4 baci. Avrei voluto parlare dello spettacolo di San Siro offertoci da Milan e Roma. E invece ci ritroviamo a parlare di nuovo del lato più oscuro del calcio. Chi vi scrive non è stupito da tutto ciò. Troppi gli scandali che si susseguono, troppi i sogni di un calcio pulito infranti. Fino ad arrivare al punto da chiedersi: Troppi interessi e troppi soldi in ballo per lasciar decidere le partite solo all’estro di 22 uomini nel saper mettere il pallone nella rete avversaria? Forse a parlare è solo un’amante disilluso di uno sport che non fa altro che autoinfangarsi anno dopo anno. Difficile appassionarsi ad uno sport con questo carico di sospetti. Col pensiero fisso che quell’autogol potrebbe non essere stato casuale. Che quel fallo in area potrebbe essere stato volontario. Che quel rigore calciato in curva potrebbe non esser stato causato dalla zolla alzatasi prima di calciare. E’ un pò come quando torni insieme con la ragazza che ti ha tradito e vivi perennemente col dubbio che possa rifarlo da un momento all’altro. In questi casi due sono le strade da poter prendere. O la si lascia, o si vive giorno per giorno la relazione. Io ho optato per la seconda. Vivo e mi godo i 90 minuti, senza preoccuparmi se qualcuno stia giocando per gli interessi di chi ha scommesso o quelli della sua squadra. Esistono solo quei 90 minuti, poi se sono veri o meno sarà chi di dovere a verificarlo e a punire chi ha sbagliato, ma la passione e l’amore per quei 90 minuti, scommesse o non scommesse, non c’è lo potranno mai togliere.

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