L’Emozione in un fischio

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(ARTICOLO DI COSIMO CECERE) Memoria di me, uomo ed arbitro! La domenica sera la noia scende come una nebbia. Navigo tra vari siti, aprendone quindici contemporaneamente. Scelgo su ebay una moto che non comprerò mai, guardo le ultime novità del settore aeronautico, scambio due parole su Facebook con compagni di...
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(ARTICOLO DI COSIMO CECERE) Memoria di me, uomo ed arbitro!

La domenica sera la noia scende come una nebbia. Navigo tra vari siti, aprendone quindici contemporaneamente. Scelgo su ebay una moto che non comprerò mai, guardo le ultime novità del settore aeronautico, scambio due parole su Facebook con compagni di scuola anche loro a metà tra l’annoiato e il preoccupato per l’imminente inizio di un’altra settimana. Ma prima o poi anche su Internet ti accorgi di non avere più nulla da fare. Aspetta, com’era quella cosa degli arbitri? Fammi vedere se a Frattamaggiore c’è una sezione. Ecco, si. Cavolo com’è brutto il sito. In home c’è solo la proposta di fare un corso gratuito per diventare arbitro. Bastardi, ti attirano con la tessera FIGC per entrare gratis allo stadio. Per informazioni rivolgersi in sezione il martedì e il giovedì dalle 20,30 alle 22. ‘’Martedì e venerdì dalle 20,30, ti danno anche fischietto e divisa. Che figata però. Papi, che fai martedì sera?” Mio padre martedì sera era libero. Di solito non torna a casa prima delle 21, ma quella sera alle 17 era già qui. Alle 20 mi fa: “Sicuro che vuoi andare? Mi fai perdere Ballarò” . Sicuro, si, certo, quasi, però se vuoi vedere Ballarò ci andiamo la prossima volta. Ma la prossima volta è giovedì e c’è Santoro. Si, dai. Sono sicuro, andiamo. Il corso inizia stasera. Alle 20,30 di martedì. Piove e fa freddo. Quasi quasi resto a casa. Tanto mio padre ha promesso di arrivare al massimo per le 20, giusto in tempo per accompagnarmi, ma so già che il traffico sull’ A1 a quell’ora è terribile. Va beh, non fa niente, tanto mica ho detto che ci andavo. In questi 15 giorni passati dalla mia visita in sezione ho massaggiato via Facebook con molti ragazzi arbitri e anche con Salvatore, il responsabile del corso di Frattamaggiore. Mi sembrano tutti alieni. Felici di farsi prendere in giro ogni domenica. Nessuno mi dice che fa l’arbitro solo per la tessera FIGC o per la divisa. Mi raccontano di allenamenti tra amici al campo comunale ‘’Ianniello’’, di come si sta bene insieme e di tutte le iniziative che si svolgono in inverno (cene, riunioni con arbitri di serie A) e in estate (raduni, partite di calcio dove, essendo tutti arbitri, ognuno vuole avere ragione per cui si finisce quasi a botte). Pochi sono ex calciatori, la maggior parte hanno scelto di fare proprio l’arbitro perché comunque permette di mantenere la forma fisica e contemporaneamente rafforza il carattere. Seh! Il carattere a me, timido come sono. Se mai arriverò alla prima partita mi chiuderò negli spogliatoi e non uscirò più. Alle 20,20 sono fuori alla sezione. Continua a piovere e a fare freddo.Salvatore ha detto che la lezione dura circa 1 ora e mezzo. Abitiamo a mezz’ora da Lecco, a mio padre non conviene andare a casa, mi dovrà aspettare. Ma come? Così, al freddo. E così ogni martedì e giovedì per i prossimi 2 mesi? E Ballarò ? E Santoro ? No dai, lascia stare, andiamo a casa. Mica ti posso chiedere di …… Eppure è andata così. Per 8 martedì ed 8 giovedì mio padre non vide né Ballarò né AnnoZero. Passò dalle felici serate in compagnia degli amici ad attendermi in macchina, ascoltando Radio Italia. Io scoprii che il gioco del calcio è in fondo semplice. Le regole sono solo 17 e bisogna solo applicarle. Tutto troppo facile? Infatti. Il problema sta nelle interpretazioni e nell’applicazione delle norme. Comunque furono due mesi intensi. Gli aspiranti allievi erano 35 , me compreso. Non potevo frequentare il polo di allenamento, quindi non facevo grande vita sociale. Però in sezione ero quasi “coccolato”. Mi sentivo parte di un gruppo, quasi di una famiglia. Ci scambiavamo pareri ed opinioni, discutevamo degli arbitraggi della Serie A. Noi novellini aspettavamo con un misto di ansia e di smania l’inizio del prossimo campionato, quando avremmo debuttato. Certo oramai guardavo il gioco con altri occhi. Prima anche se un giocatore della mia squadra abbatteva con un bazooka l’avversario io tendevo sempre ad assolverlo. E guai se l’arbitro fischiava. Ora invece mi dava quasi fastidio quando lo stadio rumoreggiava per una decisione arbitrale contraria ma giusta. Si stava forse verificando in me una rapida evoluzione darwiniana? Stavo passando dallo stato di tifoso a quello di sportivo, o peggio ancora di arbitro? Io credo che ogni ragazzo, anzi ogni tifoso, dovrebbe fare un corso per arbitri. La conoscenza abbatte l’ignoranza e sono sicuro che se tutti avessero la possibilità di imparare le regole del calcio, e di ogni sport in genere, ci sarebbe più civiltà e più rispetto per gli avversari, visti appunto come tali e non come i nemici. Certo non si può andare allo stadio come in chiesa. Antipatie e simpatie tra tifoserie ci saranno sempre, così come gli sfottò più o meno pesanti. Mio padre mi racconta di quando i tifosi veronesi vennero a Napoli con il solito striscione “Forza Vesuvio”. I Napoletani al ritorno portarono a Verona uno striscione di risposta che recitava “Giulietta è ‘na zoccola”. Ecco, credo che la differenza tra un tifo truce e senza senso ed uno sano e volto all’ironia rispettosa (magari un po’ meno rispettosa per la morale della povera Giulietta) stia proprio qui. Siamo a giugno, i campionati iniziano a fine settembre. C’è tempo. Troppo tempo. O forse troppo poco. Chissà, magari nel frattempo ci trasferiamo a Santo Domingo, oppure i Maya si sono sbagliati e la profezia si avvererà prima dell’inizio dei prossimi campionati. Però la divisa nera che mi hanno dato dopo aver superato l’esame mi sta proprio bene. E il fischietto suona che è una meraviglia. Luglio, agosto e settembre. Ancora tre mesi. Divisa, accappatoio, shampoo, fischietto, scarpe…. Ok, la borsa è piena. L’ho preparata ieri sera, ma meglio controllare un’ultima volta. L’estate è passata veloce, forse troppo e forse più veloce delle altre estati. Che bello non pensare alla scuola, al freddo, alla nebbia dell’inverno. Verso la fine di agosto si fanno i preparativi per tornare a casa. Abbiamo trovato una nuova casa a Caivano, più grande e più vicina a scuola, però distante dai campi della provincia di Napoli dove dovrò arbitrare. Ammesso che trovi il coraggio di arbitrare la prima. Sono le 22,30 di un lunedì di settembre. Un SMS mi sorprende mentre guardo la tv. “Sei designato per la partita Pagano- Qualiano di domenica prossima alle ore 10“. Io designato? E perché? Ma come, così presto? Va bene, ci sono ancora 6 giorni. Chissà, magari i Maya… Aspetta che provo il fischietto. E ‘sto taccuino come si usa?. Partiamo da Caivano alle 8. Devo essere li per le 9 e un quarto ma credo di arrivare prima. In macchina il panorama scorre invano, tanto i miei occhi vedono avanti. Come sarà l’uscita dagli spogliatoi? E la gente sugli spalti? Mi vesto lentamente. Lo spogliatoio è meglio di quello che avevo immaginato. Pulito e ben tenuto. Le voci dei giocatori arrivano attutite. Quando sono arrivato il dirigente addetto all’arbitro mi da del lei. E’ la prima volta in vita mia. La divisa l’avevo provata prima dell’estate. Ora mi sembra un tantino stretta. Ora aprirò quella porta. Pensaci bene. Poi non puoi più tornare indietro. Esco. L’aria fresca mi accoglie, assieme ai giocatori già pronti per entrare in campo. Guardo gli spalti. Ci saranno una cinquantina di persone. Cerco sguardi amici. Incrocio lo sguardo di mamma e di papi. Mi fa ok con la mano. Andiamo. Mi devo ricordare di controllare le reti delle porte. Non è che ho dimenticato il taccuino o il fischietto negli spogliatoi? Un rapido controllo. No, ho tutto: Siamo al centro del campo. Le squadre sono schierate al centro per i saluti. Applausi. Dai che cominciamo bene. Ora i giocatori sono in posizione. Sento da lontano gli incitamenti del pubblico e gli ultimi suggerimenti dei mister.

Un veloce sguardo verso i 22 in campo, inspiro l’aria fresca della mattina, metto il fischietto tra le labbra e ……… Ma qui comincia un’altra storia.

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