DA MONICA A ROGER, QUANDO I TENNISTI RISCHIANO LA VITA

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Quasi vent’anni fa, il 30 Aprile 1993, si verificò uno degli episodi più incresciosi della storia del tennis e dello sport: alle cinque del pomeriggio, ad Amburgo, durante il suo match di quarti di finale con Magdalena Maleeva, mentre era al cambio di campo sul punteggio di 6-3 4-3, Monica Seles venne aggredita e...
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Quasi vent’anni fa, il 30 Aprile 1993, si verificò uno degli episodi più incresciosi della storia del tennis e dello sport: alle cinque del pomeriggio, ad Amburgo, durante il suo match di quarti di finale con Magdalena Maleeva, mentre era al cambio di campo sul punteggio di 6-3 4-3, Monica Seles venne aggredita e accoltellata da un tifoso tedesco.

Mancina, aggressiva, combattente, estremamente dotata, bimane sia di rovescio che di diritto, Monica è jugoslava per nascita, ma americana per adozione. Nel 1985 fu il re dei talent scout tennistici, Nick Bollettieri, a rendersi conto per primo del talento dell’inviperita dodicenne, una che spaventava le avversarie a furia di urla e gemiti, precorrendo la moda del tennis femminile contemporaneo, una gara al rialzo dei decibel. Bollettieri convinse la famiglia di Monica a trasferirsi in Florida e negli States la piccola slava si trasformò in una campionessa: neanche sedicenne, sconfisse in finale a Houston la leggendaria Chris Evert, che partecipava al suo ultimo torneo professionistico. Sembra che in quell’occasione Chris esclamò “She is the next”. È la prossima. E la profezia non tardò ad avverarsi: un mese dopo Monica raggiunse, alla sua prima partecipazione a un torneo del Grande Slam, le semifinali del Roland Garros. L’anno dopo, a sedici anni e mezzo, divenne la più giovane vincitrice di sempre dello slam parigino, sconfiggendo in finale Steffi Graf, numero uno indiscussa dal 1987. Nel 1991 e nel 1992 la Seles vinse altri sei tornei dello slam, mancando solo l’appuntamento sull’erba londinese, una prima volta per un infortunio che le impedì di partecipare e una seconda perdendo in finale. Aveva intanto agguantato la prima posizione mondiale. Nel Gennaio del 1993 vinse ancora gli Australian Open: a Melbourne e Parigi era tri-campionessa in carica, a New York bi-campionessa, aveva vinto otto major, fra il gennaio 1991 e il febbraio del 1993 vantava un impressionante parziale di cinquantacinque vittorie e una sconfitta nei quattro tornei principali, in quattro anni di carriera aveva perso 25 partite su 256 disputate. Aveva appena diciannove anni.

In Germania il mondo si capovolse. Gunther Parche estrasse da un sacchetto di carta un coltello da cucina lungo sedici centimetri, colpì Monica alla schiena, all’altezza della spalla sinistra, mancando di pochi millimetri la colonna vertebrale e procurandole una ferita profonda un centimetro e mezzo. Il misero Gunther, stando a quanto rilasciò nella sua deposizione dopo l’arresto, dichiarò di essere un tifoso sfegatato di Steffi Graf, che non poteva sopportare l’idea che la sua beniamina fosse sorpassata in classifica e annichilita sul campo e che quindi la sua intenzione era di ferire e non di uccidere la malcapitata. La WTA propose di congelare la posizione in classifica di Monica sino al suo ritorno in campo, ma le colleghe, con l’eccezione della gentildonna Gabriela Sabatini, rifiutarono. Il danno psicologico, molto più rilevante di quello fisico, impedì alla Seles di tornare a giocare per oltre due anni. Monica vinse un nono e ultimo torneo slam nel 1996, ancora a Melbourne, giocò altre tre finali major, si aggiudicò vari altri tornei, tra cui gli Internazionali di Roma nel 2000, ma non fu mai più la stessa. Steffi Graf tornò a dominare la scena mondiale, senza mai interessarsi alla degenza della sua avversaria. Gunther Parche raggiunse il suo obiettivo, ammesso che l’obiettivo fosse realmente questo.

La storia processuale del fanatico pazzo fu breve: i giudici trasformarono il tentato omicidio in lesioni gravi e Gunther se la cavò con due anni di custodia cautelare. Anni dopo Gianni Clerici ha rivelato che il padre di Monica non avrebbe mai creduto alla storia dello squilibrio mentale: secondo Karlolj Seles l’aggressore fu istigato da qualcun altro. Non certo dalla Graf, ci mancherebbe. Ma da qualcuno che non aveva gradito la richiesta di cittadinanza americana di Monica e che giudicava antipatriottico l’atteggiamento della famiglia Seles.

È difficile credere che le minacce di morte rivolte a Roger Federer presuppongano motivazioni politiche, etniche o finanche socio-antropologiche. L’ipotetico assassino ha dichiarato che ucciderà il maestro svizzero il 6 ottobre e ha pubblicato un’immagine di Federer in ginocchio con un boia alle spalle: la morte del campionissimo, secondo l’utente, segnerà la fine del tennis. Non credo che un atleta dotato di una tempra mentale fuori dal comune come Roger, già co-protagonista involontario dell’aggressione tentata da un tifoso spagnolo a Parigi tre anni fa, possa esserne impensierito. Non posso dire lo stesso, e a giusta ragione, degli organizzatori del master 1000 di Shanghai, che hanno predisposto le adeguate contromisure: soggiorno blindato, allenamenti non aperti al pubblico, niente autografi e foto dopo le partite. Un brutto modo per iniziare la fase conclusiva di un’entusiasmante annata tennistica. Ma del resto anche Monica aveva ricevuto minacce di morte nei mesi precedenti i fatti di Amburgo; e Gunther Parche dichiarò che l’aggressione aveva richiesto due anni di preparativi. Il tennis e lo sport non possono perderlo, teniamo Federer al sicuro.

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One Response to DA MONICA A ROGER, QUANDO I TENNISTI RISCHIANO LA VITA

  1. Alessandro Zampella Alessandro Zampella scrive:

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