TENNIS-ATP-DUBAI

Dubai. Sceicchi del tennis

on feb 28, 14 • by • with Commenti disabilitati su Dubai. Sceicchi del tennis

La prima delle trentadue sfide che hanno sin qui coinvolto Roger Federer e Novak Djokovic si dipanò sulla terra battuta di Montecarlo, nel 2006, quasi otto anni fa, quando il serbo, non ancora diciannovenne, superò le qualificazioni del torneo e strappò un set all’apparentemente distratto numero uno del...
Pin It

Home » Altri Sport, Sport » Dubai. Sceicchi del tennis

La prima delle trentadue sfide che hanno sin qui coinvolto Roger Federer e Novak Djokovic si dipanò sulla terra battuta di Montecarlo, nel 2006, quasi otto anni fa, quando il serbo, non ancora diciannovenne, superò le qualificazioni del torneo e strappò un set all’apparentemente distratto numero uno del mondo. A distanza di pochi mesi la prima sfida Davis e poi la prima sfida Slam, a Melbourne. In totale, nei loro primi sette incontri, Federer vinse cinque volte, ma perse la finale del Master 1000 di Montreal e una partita dall’altissimo valore simbolico, la semifinale degli Australian Open 2008: con quel match, che aprì ufficiosamente l’era Fab Four, Nole entrò nell’olimpo dei grandi e Roger, per la prima volta da tempo immemore, perse un match per tre set a zero. Le serie successive, connotate prima da un maggiore equilibrio e poi da una decisa tendenza a favore Djokovic, registrano match intensi e di altissima qualità e importanza, come la semifinale del Roland Garros nel 2011, una delle migliori partite mai giocate su terra battuta, oppure le quattro semifinali consecutive agli US Open o ancora la finale degli Atp World Tour Finals nel 2012. Le ultime tre sfide, disputate proprio tra la fine del 2012 e la fine del 2013,  conquistate da Novak, non lasciavano presupporre un esito particolarmente diverso per questo trentaduesimo appuntamento, nella calda e umida Dubai, all’ombra delle palme e sotto gli occhi dei divertiti sceicchi.

La logica delle teste di serie opponeva i due rivali, il campione senza età e l’invincibile automa, in semifinale, anzichè in una più opportuna e rispettosa finale. Agevole il cammino di entrambi, curiosa la sfida nella sfida tra i due consiglieri, Stefan Edberg e Boris Becker. In avvio Federer scopriva le sue carte, da ingenuo giocatore di poker e da consumato tennista, siglando il primo quindici con una risposta lungolinea profonda e vincente, mostrando quindi le bellicose intenzioni: accorciare gli scambi e attaccare. Il terzo punto scatenava con grande anticipo il pubblico, dopo una palla corta dello svizzero, un recupero miracoloso di Djokovic e uno scambio ripreso, continuato e infine concluso con una stecca di Federer, in ritardo sul lato destro del campo. La profondità delle risposte e l’intensità da fondo campo consentivano a Djokovic di strappare il servizio nel game successivo e di condurre con relativa tranquillità, esclusa una palla break, il primo parziale, alfine conquistato con un ace. Nel secondo set il quinto e il sesto gioco segnavano l’andamento della partita: nel primo, turbolento, dopo numerosi colpi spettacolari e una palla break salvata con un rovescio lungolinea, Roger manteneva la battuta; nel successivo, sempre col rovescio lungolinea, dopo una brevissima interruzione per pioggia sullo 0-30, l’elvetico sfruttava la terza palla break concessa dall’avversario. A questo punto, come rinfrancato dal risultato e dal gioco espresso, Federer elevava se stesso e il pubblico, disegnando, con la complicità di Nole, una partita stupenda, di qualità altissima. Fisicamente a posto, con un margine d’errore maggiore grazie alla nuova racchetta, lo svizzero fluttuava per il campo come nei giorni migliori, non intestardendosi in un poco proficuo braccio di ferro da fondo, ma variando velocità e altezza di palla, aggredendo la rete sia al servizio che in risposta, sfruttando appena possibile le traiettorie lungolinea e i consueti slice. Giocando così bene a tutto campo, unico contemporaneo ad appartenere a questa speciale categoria, quali difficoltà poteva avere questa versione deluxe di Federer, questo dottor Jekyll, questa reincarnazione di se stesso? Break in apertura ottenuto con la sola pressione, con la tensione instillata nel povero avversario, reo di un macabro quanto mefitico doppio fallo, possibile controbreak annullato con due servizi vincenti e un passante di rovescio giocato dalle tribune, in posizione centrale, un missile di rara bellezza ed efficacia; nuovo break nel quinto gioco ottenuto con un passante incrociato di diritto, due interlocutorie palle break salvate nel game decisivo. E infine la vittoria e l’approdo alla centoquindicesima finale della carriera, sanciti da una risposta del serbo scagliata in corridoio. Federer non batteva Djokovic dall’Agosto 2012, dalla finale di Cincinnati. Quest’anno compirà trentatrè anni, ma le metafore divine sono ormai sprecate: forse aveva ragione quando ipotizzava di terminare la carriera nel 2016 a Rio, con la quinta partecipazione consecutiva ai giochi olimpici. Le sue sfide con il serbo, in ogni caso, sono, da quattro anni a questa parte, le migliori sfide tennistiche del mondo. E le facili e prevedibili critiche sul rapporto tra Djokovic e Becker, sinora infausto, sono se non altro legittimate da un particolare non trascurabile: il tedesco, invecchiato davvero male, in tribuna sembra uno spaventapasseri.

Semifinali:

Berdych – Kohlschereiber 7-5 7-5

Federer – Djokovic 3-6 6-3 6-2

Related Posts

Comments are closed.

Scroll to top

Support us!

Facebook_like