Fenomenologia di Rafael Nadal

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Nel Maggio del 2001, quasi per caso, Pat Cash, vincitore di Wimbledon 1987 e bi-finalista degli Australian Open, non uno qualsiasi per intenderci, disputò un match di esibizione con un giovanissimo tennista maiorchino, un ragazzino nato a Manacor nel 1986, mancino, cresciuto sui ventilati e rossi campi delle Baleari....
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Nel Maggio del 2001, quasi per caso, Pat Cash, vincitore di Wimbledon 1987 e bi-finalista degli Australian Open, non uno qualsiasi per intenderci, disputò un match di esibizione con un giovanissimo tennista maiorchino, un ragazzino nato a Manacor nel 1986, mancino, cresciuto sui ventilati e rossi campi delle Baleari. Mancino non per fato, verrebbe da dire, ma per consapevole scelta: capace di utilizzare entrambe le braccia, e quindi in sostanza ambidestro, il giovane virgulto optò, su consiglio del suo allenatore, per la mano del diavolo, la sinistra. E col tempo non sarebbe certo diventata obliata o scomoda, nell’esecuzione del buonissimo rovescio bimane, la mano destra. Il povero Cash, mai a suo agio sulla terra neanche al top della forma, perse col ragazzino. E qui inizia la storia di Rafael Nadal Parera.

Gli scarsi risultati ottenuti tra i junior potrebbero indurre il lettore occasionale a facili domande, presto dipanate. Uno dei punti di forza della carriera di Nadal è senza dubbio l’aver iniziato a giocare e a vincere nel circuito maggiore già in tenerissima età, dato che a neanche sedici anni vinse il suo primo match Atp e a fine 2002 era già il duecentesimo tennista del pianeta. Una scalata rapida, agevolata dallo straordinario feeling con l’amata terra rossa e soprattutto dal suo più grande punto di forza: il carattere. Rafa Nadal è il mai domo, è il tennista dotato di una tempra d’acciaio, di una spaventosa, incrollabile e granitica freddezza nel gioco, ossimorico contraltare dell’esuberanza e della grinta manifestate nello spazio del non-gioco; non certo un cavaliere senza macchia in armatura bianca e scintillante, bensì il soldato di fanteria pronto a gettarsi nella mischia senza alcuna paura, sicuro di sè  e del dio che prega quotidianamente, affamato di gloria e di vittorie, di terre e di denaro. L’agnosticismo di Nadal consente una nuova domanda: come può un senza-dio, o meglio un uomo privo di certezze nel trascendente e nel divino, possedere questa sicurezza innata nei propri mezzi e questa predisposizione al più infernale dei pensieri, quello di poterla sempre spuntare, di poter sempre, in un modo o nell’altro, vincere? Tentando di rispondere, vien facile pensare che, mentre l’ateo non crede in niente, l’agnostico, non sapendo in cosa credere, rivolge le sue certezze al genere umano, e quindi a se stesso. Questo aspetto, le straordinarie doti fisiche e una severa educazione sportiva maturata in una famiglia densa di atleti, hanno plasmato, nel tempo, questa specie di toro di Pamplona.

Nadal utilizza, nell’esecuzione del diritto, una presa western, la classica presa dei regolaristi, che aumenta tantissimo l’efficacia delle rotazioni offerte dal top-spin. Efficacia portata al limite estremo: il movimento del braccio sinistro del tennista spagnolo, dal basso verso l’alto, è talmente esasperato che la conclusione del colpo, ovvero la fine del movimento, non avviene nei pressi del fianco destro o al massimo della spalla destra, come accade di solito, bensì dietro la testa. Il risultato è un incredibile numero di rotazioni, senza precedenti nella storia del gioco, che conferisce alla pallina una traiettoria a parabola, alta sulla verticale della rete e discendente nel campo avverso, nonchè un rimbalzo alto e saettante. Un rimbalzo infido sulla terra battuta e sul cemento, meno efficace sull’erba. Il colpo preferito è il diritto anomalo giocato dal settore centro-destra del campo verso sinistra, ma anche  il diritto anomalo da destra verso destra, agevolato dall’impressionante gioco di gambe,  e il diritto arpionato in situazione difensiva sulla sinistra, a volte persino di controbalzo, da cui l’idea della “chela mancina”, rientrano nel vasto repertorio. Il punto negativo di queste esecuzioni esasperate è costituito dalle ripercussioni sul fisico: Nadal, sebbene abbia avanzato notevolmente il raggio d’azione, colpisce spesso la pallina due metri dietro la linea di fondo, imprimendo tutto il peso del corpo sul ginocchio sinistro, e costringendosi spesso e volentieri a corse e recuperi interminabili. Da qui gli infortuni cronici e i più o meno lunghi periodi di assenza nel 2009 e nel 2012.

Il rovescio, eseguito il più delle volte in cross, sfrutta la potenza e il controllo di entrambe le mani: con la sinistra Rafa utilizza una presa continental, con la destra una semi-western. In questo modo non solo può sfruttare le consuete rotazioni, ma può anche, in caso di necessità, staccare la destra per poter rapidamente giocare un colpo di difesa in back-spin o una volée. Con il passare dell’età è migliorato anche il gioco di volo, sebbene il più delle volte sia adoperato per concludere punti già costruiti. La volée di rovescio è ottima, quella di diritto meno sicura, ma la capacità di corsa gli permette spesso e volentieri di destreggiarsi con successo nelle situazioni pericolose. La battuta è forse il colpo che Nadal ha migliorato di più: negli anni ha accorciato il movimento e, sebbene serva quasi sempre una prima palla strategica, cioè finalizzata alla costruzione del punto, è ora in grado di battere a velocità superiori ai duecento chilometri orari e di ottenere punti più agevoli, consentendosi anche un notevole risparmio di energie.

I miglioramenti nel proprio gioco, dal servizio all’avvicinamento progressivo alla linea di fondo, e il generale rallentamento dei campi l’hanno trasformato da specialista della terra battuta a campione competitivo su tutte le superfici, cemento indoor escluso. Tant’è che, risultati alla mano, Rafa Nadal è il tennista più vincente dell’era Fab Four (2008-2013), nonchè il settimo di tutti i tempi a trionfare in tutti e quattro i major, il terzo a farlo su tre superfici diverse dopo Andre Agassi e Roger Federer e, dulcis in fundo, il primatista assoluto nella categoria Master Series/Master 1000. I recentissimi risultati sul cemento americano hanno dimostrato che Nadal, pur costruendo la sua carriera principalmente sul rosso, e gli otto titoli parigini ne sono garanzia, non ha vissuto di semplici e occasionali exploit su altri terreni di caccia, ma ha saputo adeguarsi di volta in volta alle condizioni a lui più sfavorevoli, trovando sempre l’occasione per imporre il proprio strapotere fisico e mentale. Strapotere fisico che non gli ha risparmiato, fin da quand’era giovinetto, l’infamante accusa di doping, scagliata da mezzo mondo, dai media e da diversi addetti ai lavori, accusa corroborata da tanti indizi, ma da nessuna prova certa. Ma, per quanto le gambe vadano sempre a mille, quanto può influire una sostanza dopante sulla mente umana? Giocare ogni punto senza mai arrendersi e sempre con lo stesso spirito gli ha permesso di avere sin qui la meglio negli scontri diretti con i principali rivali, di diventare numero uno del mondo e di issarsi nell’olimpo degli immortali. Nato e cresciuto come miglior comprimario dell’era Federer, Rafa Nadal è, a pieno titolo, uno dei più grandi interpreti della storia del gioco.

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