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Fenomenologia di Roger Federer

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Preambolo. L’era Fab Four inizia ufficialmente il 25 Gennaio 2008, con la vittoria di Novak Djokovic su Roger Federer alle semifinali degli Australian Open, torneo che due giorni dopo il serbo avrebbe vinto; nello stesso anno Rafa Nadal conquista il torneo di Wimbledon e Andy Murray raggiunge la finale degli US...
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Roger+Federer+Championships+Wimbledon+2012+IJnAMzddsGBlPreambolo. L’era Fab Four inizia ufficialmente il 25 Gennaio 2008, con la vittoria di Novak Djokovic su Roger Federer alle semifinali degli Australian Open, torneo che due giorni dopo il serbo avrebbe vinto; nello stesso anno Rafa Nadal conquista il torneo di Wimbledon e Andy Murray raggiunge la finale degli US Open. Quest’epoca tennistica ha la sua consacrazione nell’anno domini 2012: i quattro favolosi arpionano un major ciascuno e, simbolicamente, tutti e quattro vincono sulla superficie prediletta. Infine la conclusione: il 26 Giugno 2013 Roger Federer è sconfitto in quattro set al secondo turno di Wimbledon, in quello che il sottoscritto definì “il mercoledì nero” della storia del tennis.

Introduzione. Circoscrivere adeguatamente la portata, l’impatto e l’influenza di Roger Federer sul tennis e sullo sport contemporanei è cosa assai ardua, soprattutto considerando il fascino che lo svizzero ha esercitato nei confronti di rami dello scibile quali filosofia, antropologia, sociologia e finanche religione. Fu David Foster Wallace a fissare su carta gli aspetti mistici e l’alone di sacralità che rivestono il tennista svizzero, un cattolico diventato a sua volta e non per propria volontà un oggetto di culto. Ad uno scribacchino, pur avvezzo a riflessioni multi-disciplinari, non resta, nel cercare di spiegare perché Federer abbia cambiato la storia di uno sport come nessuno prima, che affidarsi a date e numeri, alle statistiche e perfino a qualche opinione.

Le ovvietà. Non è un caso se l’epoca recente del tennis sia delimitata da due sconfitte dell’elvetico: entrambe rappresentano un brusco cambiamento di rotta rispetto al periodo precedente. Un’era del gioco, quella compresa tra il Gennaio 2004 e il Gennaio 2008, è definita puntualmente “era Federer”. È difficile, per questi quattro anni, separare gioco e interprete. Per milioni di persone nel mondo, Roger è il tennis. E, manco a dirlo, non c’è tennis senza Roger. La sua rapidità nello sbarazzarsi degli avversari, testimoniata dal numero assai esiguo di match al quinto set disputati, gli valse il soprannome Fed-Ex, da Fed-Express, un’azienda che si occupa di consegne veloci e affidabili su tutto il globo; la sua regalità nei movimenti, la grazia stilistica, il passo leggero col quale si muoveva sul campo, la direzione che dava al suo gioco e alle partite, a guisa di un rinomato direttore d’orchestra, gli valsero il soprannome di Maestro, o Swiss Maestro; l’attitudine al trionfo, ben sintetizzata nelle 315 partite vinte sulle 339 disputate in quest’arco di tempo, e l’indubbia capacità di recuperare anche situazioni compromesse, lo caratterizzarono come uno dei più affamati cannibali della storia dello sport mondiale, alla stregua, per intenderci, di un Michael Schumacher.

Poco oltre le ovvietà. L’impatto dello svizzero sul pubblico non ha precedenti. Ancora oggi gli stadi tennistici sono stracolmi solo se lui è in campo. Basti ricordare che, durante i tornei, i suoi riscaldamenti sono più seguiti delle partite ufficiali degli altri poveri interpreti. Simile atteggiamento di venerazione non può certo essere ricondotto ai meri risultati. È, ancora, l’aura citata in precedenza a fare la differenza: il semplice esistere. Federer è un angelo fluttuante sceso dalle stelle sui campi di tennis per impartirci lezioni di gioco e di vita, un essere in grado di sfidare la fisica, divino non perché trasceso, ma alla nascita. Una riedizione, per rimanere in tema di angeli e di stelle, di Hokuto no Ken, priva di eccessi e di brutalità. Un miracolo di genetica, il frutto di un incalcolabile numero di coincidenze, proprio come la vita umana stessa: e il profumo di un intervento superiore si espande ulteriormente se consideriamo che lui è padre di due gemelle e sua sorella Diane è madre di due gemelli. Lo svizzero sembra impermeabile, inattaccabile, indistruttibile, incommensurabile. Non suda, non commette un solo movimento fuori posto, non cade – sarà scivolato due volte in oltre mille partite – non si dispera. La sua maschera, trasudante freddezza e sicurezza di sé, si incrina solo dopo l’ultimo punto del match, rivelando e liberando sorrisi, gioie e addirittura, in qualche occasione, lacrime. Mostrando dunque che il giovanissimo Roger, il ragazzino che distruggeva racchette e mandava al diavolo allenatori, avversari e se stesso, il Roger umano, è sempre lì e non è mai andato via, celato forse da un estenuante lavoro di self-control che Federer, ancora oggi, non smette di eseguire. La compostezza odierna può davvero essere definita svizzera. Ed è proprio in virtù della sua natura svizzera, e quindi della sua neutralità, e forse anche della variegata composizione familiare, con una madre sudafricana di origini francesi e olandesi, che Federer può essere considerato un cittadino del mondo, il figlio non di un popolo, bensì di un’intera specie, e per questo motivo amato e osannato in ogni città o villaggio del pianeta.

La versatilità. Roger Federer cresce tennisticamente sulla terra battuta, ma dimostra, fin dalla tenera età, una maggiore propensione alle superfici veloci: la sua attitudine al colpo in avanzamento e al grande anticipo ne fanno un maestro assoluto delle esecuzioni sotto la cintola, mentre è generalmente meno a suo agio con i rimbalzi alti della terra. Il suo approdo al professionismo è caratterizzato, sui campi rapidi, da schemi d’attacco e dal serve & volley. Strumenti con i quali sconfisse in un’epica partita, al quarto turno dell’edizione 2001 di Wimbledon, Pete Sampras. L’unica volta in cui i due campioni si sono affrontati ha un altissimo contenuto simbolico: prima ancora di diventare mito, Roger aveva già liquidato la leggenda della generazione precedente. Negli anni successivi Federer, e qui sta a giudizio di chi scrive la vera essenza della sua grandezza, si adeguò alla trasformazione del gioco, alle superfici progressivamente più lente e alle palline più pesanti, che facilitavano i ribattitori dalla linea di fondo e aumentavano l’efficacia dei passanti. Diventò dunque la sintesi perfetta di tennis classico e tennis moderno, un tennista a tutto campo, l’ultimo della sua risma, un Rod Laver reincarnato, capace di giocare con la medesima scioltezza e le medesime potenza e precisione da ogni zona del campo, capace di giocare in maniera eccellente quasi ogni colpo esistente e soprattutto ovunque. Specialista di ogni terreno, Roger è l’unico tennista della storia ad aver vinto almeno dieci tornei su ogni superficie, il primo e ultimo ad essersi imposto sull’infida terra blu, è il più vincente di sempre su cemento – sul duro tra il Febbraio 2005 e il Febbraio 2007 ha perso due partite – e su erba, manti sui quali detiene anche le strisce vincenti più lunghe della storia.

L’abilità. Il diritto di Federer è il colpo tennistico del nuovo millennio. Impagabile per potenza e precisione, è eseguito con una presa eastern: sfruttando la rapidità dell’avambraccio e del polso, lo svizzero riesce a colpire con una velocità senza precedenti e in ogni punto del campo, conferendo di volta in volta la rotazione che giudica necessaria, come è evidente quando colpisce in avanzamento al centro del campo e destina la pallina a uno dei due angoli avversi. A volte utilizza un leggero lift, ma la sua palla resta comunque prevalentemente piatta. Traiettoria in cross, lungolinea, inside-out, non c’è direttrice che questo fondamentale di rimbalzo non possa fulminare. È al contempo il suo miglior colpo d’approccio e la più grande fabbrica di vincenti a disposizione, tant’è che non si commette errore definendo Roger un tennista “serve & forehand”. Una menzione particolare va fatta all’incredibile diritto anomalo stretto giocato da sinistra verso sinistra, un gesto tecnico che Federer è in grado di eseguire perfino in scivolamento laterale e in arretramento, sempre verso sinistra. Il rovescio a una mano, reliquia del passato, è, tra i due colpi di rimbalzo, il più debole e il più costruito. È comunque un colpo stilisticamente impeccabile e spesso di rara efficacia: è eseguito con un’impugnatura eastern vicina alla continental, che  l’elvetico adotta poi pienamente quando opta per le superbe palle corte o per l’ottima volée, ma mai in avanzamento e, nella maggior parte dei casi, poggiando il peso del corpo sul piede sinistro, ossia il piede posteriore. Federer utilizza il polso per conferire rotazione e direzione alla pallina: non è inusuale il tentativo di cercare l’angolo anomalo dal centro del campo, ma quasi sempre è prediletta la traiettoria incrociata. Di assoluta bellezza ed efficacia è il rovescio in back-spin, una rasoiata letale utilizzata sia in situazioni di difesa che in schemi di attacco e di approccio alla rete. E non va dimenticato un rovescio giocato in allungo, bloccato, a volte anche in risposta al servizio avversario, con il quale riesce anche a produrre notevoli passanti: una specie di tocchettino magico. Il servizio è leggermente cambiato rispetto alle origini della carriera. Ora è eseguito con un maggior inarcamento della schiena e un lancio di palla sempre identico, in una perfetta riproduzione del movimento shoulder over shoulder, spalla su spalla, tipico della battuta contemporanea: è con la schiena stessa e col polso, che Federer riesce a variare all’ultimo momento direzione e taglio della battuta. Una sua specialità è il servizio slice da destra verso sinistra, di rara efficacia se paragonato alle battute degli altri destrorsi. Difficilissima da prevedere, la battuta ha procurato a Federer, sin qui, oltre ottomila ace. Lo smash, anche di rimbalzo, è perfetto ed è eseguito con il movimento del servizio accorciato e più rapido. La volée di diritto è l’unico colpo appena sufficiente, se non addirittura insufficiente, giocata spesso con il braccio destro troppo vicino o troppo lontano rispetto al costato. In ogni caso, a prescindere da questioni di posizionamento, e tenuto conto che a volte sopperisce ad errori tattici con lo straordinario polso, Federer è il miglior giocatore di volo dei quattro giganti.

La memoria. L’era Fab Four, come accennato in precedenza, è terminata. La sconfitta londinese di Federer, nel tempio in cui è sorta e si è cementificata la sua leggenda divina, ha segnato la fine di un’epoca. Ragazzi di cinque e sei anni più giovani, fisicamente incredibili, affamati di vittorie, interpreti assoluti del tennis contemporaneo, avevano incrinato il suo strapotere, costringendolo a dividere la scena. E, pur desideroso di competere ancora con questa nuova generazione, e addirittura con la nuovissima da poco affacciatasi sul proscenio internazionale, il campionissimo si è scontrato e si sta scontrando con il più micidiale dei suoi avversari, ossia se stesso. Federer ha trentadue anni passati: ha giocato il suo primo match nel circuito maggiore nel Luglio del 1998, ha vinto la sua prima partita pochi mesi dopo a Tolosa contro il francese Raoux, sono passati esattamente quindici anni. Ha perso, impossibile negarlo, lo straordinario colpo d’occhio e qualche frazione di secondo nella capacità di reazione: un esempio è il diritto in cross giocato in situazione di recupero, che negli anni addietro si trasformava addirittura in un vincente e oggi tramonta sovente in corridoio oppure oltre la linea di fondo. I migliori della sua generazione si sono ritirati (Safin, Roddick, Ferrero, Nalbandian, Blake) o giocano ai margini (Hewitt). Difficile dire cosa lo attende, se un ritiro da molti auspicato, un canto del cigno oppure un lento e dolorosissimo declino. Di certo nulla potrà cancellare ciò che ha fatto. E avendo già abusato dello spazio a disposizione e della pazienza degli ormai pochi lettori, non mi dilungherò certo nell’elenco dei record di Federer. Mi basterà, per dare un’ultima volta la dimensione del suo dominio su questo sport, ricordare che il tennista svizzero, dal Luglio 2004 al  Gennaio 2010, ha raggiunto per ventitré volte consecutive almeno la semifinale dei tornei del Grande Slam, mancando l’appuntamento con l’ultimo atto solo in tre occasioni.

Conclusione. Se alle porte ci sia un’era Fab Three, se un altro tennista già affermato, ad esempio Del Potro, possa sostituire Roger come quarto membro del prestigioso club, o se invece insorgerà una generazione di baby tennisti pronti a prendere lo scalpo dei primi della classe, saranno i prossimi anni a deciderlo. Per quanto riguarda il vecchio campione, non resta che sancire una fine a queste righe. Lo stile di gioco, i risultati raggiunti, le vittorie ottenute e i record infranti hanno suggerito al mondo contemporaneo che Roger Federer possa essere il miglior interprete del lawn tennis di ogni tempo. Come più volte ho scritto, non resta che affidarsi all’opinione di Rod Laver: se è vero che si può parlare solo di tennista più grande della propria epoca, e su questo non si discute, certo si potrà, pur per sommi capi, definire Federerissimo il maggior tennista dell’era Open. Almeno sino a oggi.

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