LANCE ARMSTRONG, RITRATTO DI UNO SPLENDIDO DOPATO

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Da professionista del ciclismo a professionista del doping. Del quale è stato solo l’esponente di maggior spicco e non certamente l’unico attore. L’ex ciclista Lance Armstrong, infatti, poteva contare su un sistema perfettamente orchestrato, costruito su diversi livelli. A tracciare il ritratto del...
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Da professionista del ciclismo a professionista del doping. Del quale è stato solo l’esponente di maggior spicco e non certamente l’unico attore. L’ex ciclista Lance Armstrong, infatti, poteva contare su un sistema perfettamente orchestrato, costruito su diversi livelli. A tracciare il ritratto del sistema Armstrong sono le centinaia di pagine pubblicate dalla  United States Anti Doping Agency (Usada) e sottoposte ora alla Union Cycliste International, alla World Anti-Doping Agency (Wada) e alla World Triathlon Corporation. La Usada non esita a definire quello guidato dalla Us Postal Service Pro Cycling Team il più sofisticato e professionalizzato programma di doping nella storia dello sport.

Quello che emerge da queste pagine è infatti un quadro inquietante che ha come protagonisti Armstrong insieme ai suoi compagni di squadra, che a lungo hanno dominato la scena mondiale del ciclismo, medici e preparatori. Scrive a proposito la Usada: “Il signor Armstrong non ha agito da solo. Lo ha fatto con l’aiuto di un piccolo esercito di persone che lo hanno supportato, inclusi medici del doping, narcotrafficanti, e altre personalità all’interno dello sport e della squadra”.

Pur non agendo da solo, Lance Armstrong sette volte vincitore del Tour de France e sopravvissuto al cancro – avrebbe giocato un ruolo di primo piano secondo l’Usada, facendo da collante e esercitando pressioni sui compagni, incitandoli a mantenersi all’interno del programma di doping. Motivo per cui l’agenzia, lo scorso agosto, lo avrebbe squalificato a vita, spogliandolo dei risultati conquistati dal 1998, vittorie al Tour de France incluse.

Tutto con perfetta consapevolezza. Perché la figura del medico che spacciava farmaci per vitamine è solo una parte dei racconti. Gli atleti sapevano di ricevere testosterone o cortisone. E sapevano anche che dietro quelle somministrazioni non c’erano malattie (come pure è stato sostenuto dal ciclista) che giustificassero il loro uso. Lo sapeva soprattutto Armstrong (che ancora non avrebbe commentato il dossier di accusa), sottolinea ancora la Usada: “Il suo obiettivo lo ha portato a dipendere da Epo, testosterone e trasfusioni di sangue ma anche, più spietatamente, ad aspettarsi e a richiedere che i suoi compagni facessero lo stesso uso di farmaci per sostenere i suoi obiettivi se non i loro stessi”. Tanto da non tirarsi indietro quando toccava a lui far ingoiare ai compagni testosterone mescolato a olio di oliva.

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