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Londra. La finale più giusta

on nov 11, 13 • by • with Commenti disabilitati su Londra. La finale più giusta

Ripercorrere l’annata di Rafael Nadal in poche righe non è semplicissimo. Inizialmente intenzionato a competere in Australia, nel primo slam della stagione, Rafa decide oculatamente di preservarsi e di rimandare il ritorno sui campi, dopo ormai sette mesi di assenza. Dei problemi cronici al ginocchio del...
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Ripercorrere l’annata di Rafael Nadal in poche righe non è semplicissimo. Inizialmente intenzionato a competere in Australia, nel primo slam della stagione, Rafa decide oculatamente di preservarsi e di rimandare il ritorno sui campi, dopo ormai sette mesi di assenza. Dei problemi cronici al ginocchio del maiorchino tanto è stato detto e tanto è stato scritto. Il problema fisico che lo aveva costretto a rinunciare ai giochi olimpici di Londra e alla seconda parte del 2012 era però di natura diversa: la sindrome di Hoffa, un’infiammazione del cuscinetto adiposo collocato tra il tendine e la rotula del ginocchio sinistro, un cuscinetto che ha il preciso scopo di ridurre gli urti tra muscolo e osso e che però, infiammandosi, si ispessisce e provoca costantemente dolore. Non varrà la pena ricordare il tran tran mediatico che vide protagonisti Toni Nadal, il manager Barbadillo e Rafa stesso, un melodramma dai toni epici, una selva di incomprensioni, dichiarazioni rilasciate e subito ritirate e via dicendo. Per un’influenza e un allenamento ancora incompleto, dunque, Nadal rimanda l’atteso ritorno a Melbourne e annuncia ufficialmente che giocherà in Messico e in Sudamerica, sull’amata terra rossa, per ritrovare feeling con il gioco. Eccolo quindi a Vina del Mar, in Cile, ri-esordire e vincere contro la promessa argentina di lontane origini italiane Federico Del Bonis. La finale persa con Horacio Zeballos alimenta gli scettici, ma figurarsi se questo diavolo della Tasmania nato per sbaglio a Manacor si fa intimorire. Successi a San Paolo e Acapulco, dove batte in finale rispettivamente David Nalbandian, in una delle sue ultime partite da professionista, e il disgraziato Ferrer, che subisce addirittura un bagel. A questo punto accade l’imponderabile: Nadal decide di affrontare il master 1000 di Indian Wells, un torneo sul cemento, la superficie meno congeniale ai suoi guai fisici passati e presenti. Vince, stupendo mezzo globo, superando in finale un Del Potro buono per un set e mezzo. La sfida con il maggior rivale degli ultimi tempi, Djokovic, si rinnova a Montecarlo, l’ultimo feudo nadaliano, il torneo dove Rafa non perde dal 2003: il serbo trionfa in due set secchi, dimostrando di poter battere l’avversario su ogni terreno e in qualsiasi condizione. Ma la primavera è la stagione di Nadal: vittorie a Barcellona, Madrid e Roma su Almagro, Wawrinka e Federer. La sfida con Djokovic si ripete solo a Parigi, in semifinale, ed è la partita che cambia tutto: in una vera finale anticipata, Rafa vince 9-7 al quinto parziale e si avvia a vincere l’ottavo major parigino. A questo punto, diventato favorito obbligato per ogni torneo, nuovi misteri: dopo una pausa di circa tre settimane, Rafa viene umiliato in tre set da Darcis al primo turno di Wimbledon; nuova pausa di un mese e rotti, e il gladiatore torna con prepotenza sulla scena tennistica, conquistando in fila Montreal, Cincinnati e gli US Open, superando in finale Raonic, Isner e Djokovic, una tripletta riuscita in passato solo ad Andy Roddick. Gioia e tripudio per il campione ritrovato, di nuovo numero uno del mondo. L’affanno esibito negli ultimi tre mesi è naturale, d’altro canto l’autunno non è mai stato foriero di vittorie per il toro maiorchino: una sola vittoria indoor, nel lontano 2005, e il Master di fine anno sempre sfuggito, ultimo grande torneo che manca alla sua collezione. Ha una seconda possibilità, dopo la prima sfuggita nel 2010, quando perse in finale contro Federer, lo stesso tennista che ieri, stanco e arrendevole, gli ha agevolato la pratica del passaggio alla finale. E, come è giusto che sia, dall’altra parte della rete troverà Djokovic, del quale, pur non ripercorrendo il lungo 2013, mi limiterò a ricordare la striscia aperta di ventuno vittore consecutive. Entrambi non hanno perso un match nel torneo delle seconde possibilità: ma, che vinca l’uno o vinca l’altro, quest’anno è stato comunque dominato da Nadal. Un ragazzo dalla tempra d’acciaio, direbbero i più. Un miracolato, a legger tutti i guai passati, potrebbe dire qualche medico.

Risultati:

Nadal – Federer  7-5 6-3

Djokovic – Wawrinka  6-3 6-3

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