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Londra. La formula delle seconde possibilità, Berdych ringrazia

on nov 7, 13 • by • with Commenti disabilitati su Londra. La formula delle seconde possibilità, Berdych ringrazia

Come è noto, la formula del Master di fine anno, o Atp World Tour Finals, secondo la nomenclatura adottata dal 2009 in poi, offre ai partecipanti una possibilità unica nello scenario tennistico internazionale, ossia quella di poter perdere una partita, in qualche caso estremo addirittura due!, e di poter ugualmente...
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Come è noto, la formula del Master di fine anno, o Atp World Tour Finals, secondo la nomenclatura adottata dal 2009 in poi, offre ai partecipanti una possibilità unica nello scenario tennistico internazionale, ossia quella di poter perdere una partita, in qualche caso estremo addirittura due!, e di poter ugualmente vincere il torneo. Simile stranezza continua ad apparire un’aberrazione per i puristi del gioco: volendo proporre un paragone significativo, dirò che l’Accademia della Crusca dovrebbe accettare il grafema “k” in luogo di parole come “che”, “perchè”, “perocchè” e così via, consentendo dunque le forme “ke”, perkè”, “perokkè” e via dicendo altre mostruosità simili. In ogni caso la presunta aberrazione è possibile per l’assenza del classico tabellone ad eliminazione diretta e la presenza del round robin, il girone all’italiana, nel quale tutti sfidano tutti: i primi due classificati del girone A accedono alle semifinali incrociate con i primi del girone B; a parità di vittorie si tiene conto del numero di set vinti e persi e, eventualmente, del numero di giochi vinti e persi. Persino Roger Federer, che ha vinto il torneo dei maestri ben sei volte, nel 2007 si è qualificato alle semifinali dopo aver perso una partita. E non è da escludere che la stessa sorte tocchi al più forte tennista ceco di questa generazione, al secolo Thomas Berdych. Parafrasando le parole di Rino Tommasi, destinate a un ceco molto più bravo, Ivan Lendl, Berdych ha un ottimo servizio, un ottimo diritto e un buonissimo rovescio bimane. Non possiede però le capacità di corsa e la straordinaria propensione all’esecuzione vincente in movimento di Ivan il terribile, nè quella forza mentale che ha consentito all’allenatore di Murray di trasformarsi da perdente in vincente e di diventare uno dei più grandi interpreti della storia di questo sport. In definitiva, è uno dei migliori tra i “secondi”: non è un campionissimo. Eppure le origini della sua carriera lasciavano presupporre qualcosa di più. Nel 2004 ai giochi olimpici di Atene, a diciannove anni e con pochissimi match del circuito maggiore sulle spalle, Thomas sconfisse tra lo sconcerto generale proprio Federer, allora incontrastato e incontrastabile numero uno del mondo, dando vita a una rivalità che sin qui gratifica lo svizzero nel calcolo delle sfide, ma premia senza dubbio il ceco per caratteristiche tecniche, data l’estrema facilità che ha Berdych, con le sue esecuzioni pulitissime, ad appoggiarsi e ad incontrare i colpi di Roger. E l’anno successivo conquistò a Parigi-Bercy il suo primo e sinora unico master 1000, anche se gioverà ricordare che in quegli anni il torneo non era così ben frequentato come adesso. Da allora tanti buoni risultati, qualche altro torneo vinto, l’inaspettata finale a Wimbledon nel 2010 e tante acredini, soprattutto nei confronti degli avversari spagnoli, Nadal e Almagro su tutti. Che sia un cavallo da piazzamento e non da vittoria, è testimoniato da un altro dato: Berdych è l’unico tennista tra i partecipanti al Master a non aver vinto quest’anno alcun torneo, pur raggiungendo tre finali. Gli è bastato comunque il minimo sindacale per aver ragione dello spompato Ferrer, certo non apparso nella versione morto vivente esibita contro Nadal, ma comunque col fiatone dopo quasi due mesi ininterrotti di tornei. Due set simili, disputati con grande intensità dal ceco, capace di perdere un solo punto con la potente prima palla di servizio: nel settimo gioco del primo parziale Ferrer salvava tre palle break e il turno di battuta profittando di due errori banali di Berdych e di una gran prima. Nulla poteva nel nono, quando Thomas, dopo essersi aperto il campo con un diritto a sventaglio molto stretto, soluzione più volte cercata e trovata, concludeva con una buona volèe di rovescio lungolinea. Nel secondo set il break decisivo arrivava ancora nel nono game, dopo che il valenciano, cercando di anticipare col diritto la risposta di Berdych, spediva la sua esecuzione sulla riga esterna del corridoio. Doppio 6-4, ma ora per qualificarsi bisogna battere Nadal, al settimo cielo per la grande vittoria su Wawrinka e la matematica certezza della prima posizione mondiale. E, a causa delle stranezze della formula, non è detto che basti.

Risultati:

Nadal – Wawrinka  7-6 7-6

Berdych – Ferrer  6-4 6-4

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