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Londra. Ritratto dell’artista da vecchio

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Parigi val bene una messa, disse, con ogni probabilità, Enrico IV, il re francese protestante che si convertì al cattolicesimo per ottenere il trono. E vale anche un master 1000, a dispetto delle considerazioni generali degli ultimi anni, se i migliori non hanno disertato l’appuntamento e hanno battagliato...
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Parigi val bene una messa, disse, con ogni probabilità, Enrico IV, il re francese protestante che si convertì al cattolicesimo per ottenere il trono. E vale anche un master 1000, a dispetto delle considerazioni generali degli ultimi anni, se i migliori non hanno disertato l’appuntamento e hanno battagliato come non mai: ai quarti di finale erano difatti approdati gli otto, il gotha del tennis mondiale, gli stessi che ora sono a Londra per ottenere il titolo di maestro. Per questo motivo, l’estrema vicinanza dei due tornei ha suggerito all’organizzazione londinese di spostare i semifinalisti di Bercy alla giornata di Martedì. Il sorteggio moralmente iniquo dei due gironi ha dunque riproposto nell’arco di quattro giorni le medesime sfide: il derby spagnolo tra Nadal e Ferrer e il classico del tennis contemporaneo Federer-Djokovic. Del primo match mi limiterò a dire che il valenciano, forse scarico per le fatiche francesi, ha opposto una timidissima resistenza al connazionale, apparso a sua volta ancora poco a suo agio sul cemento indoor. Eppure questa vittoria riveste una discreta importanza, dato che avvicina Nadal alla matematica certezza di chiudere l’anno da numero uno, riflessione cui i sani di mente erano giunti ben prima di un testardo computer. La seconda partita, godibilissima, riedizione della finale dello scorso anno, ha riservato agli aficionados colpi di rara bellezza. Il primo parziale seguiva attentamente la girandola dei turni di servizio, fino al nono gioco. Sulla palla per strappare il servizio, Federer eseguiva dal centro del campo un diritto verso sinistra, terminato largo di tre centimetri. Al successivo gioco perdeva battuta e set, cercando di salvare la palla break in favore del serbo con una traiettoria inside-out destinata oltre il corridoio. Gli ammirevoli tentativi di Federer di opporsi al violente scambio proposto da Nole venivano senza dubbio avvantaggiati dall’imperizia tattica, invero insolita, del suo avversario: Djokovic cercava sempre, soprattutto con il rovescio, di lambire le righe, rischiando anche, come più volte è capitato, di sbagliare in lunghezza; eppure mai tentava di sorprendere Federer sul lato del diritto, notoriamente meno sorvegliato, preferendo incaponirsi sulla diagonale e sul rovescio monomane dell’elvetico. Se per paura della frusta di Roger o se per cattivo utilizzo del rovescio lungolinea, che non ha mai funzionato, non è dato sapere con certezza, anche se la prima opzione varrebbe qualche moneta. Federer dal canto suo tentava i soliti schemi d’attacco, profittando della superficie, comunque non veloce come quella parigina, e della superba manualità di cui è dotato. Il secondo set dunque, tra bellissime volée dello svizzero e pregevolissimi passanti del serbo, elevava il pathos e la suspence: due break a favore di Federer e due contro-break di Djokovic, con Roger che mancava una palla set sul 5-4 e servizio. Il tie-break sanciva la definitiva affermazione dello svizzero e l’apoteosi dei sudditi di sua maestà, accorsi senza ombra di dubbio a sostenere il tennista più amato del mondo. Il finale però è magrissimo: in avvio di terzo set Federer perdeva immediatamente la battuta. Il calo al servizio e nei movimenti laterali diventava progressivamente evidente, mentre Djokovic, pur boccheggiante, troneggiava a suon di ace. Questo Federer anziano al momento, con il controbalzo sopraffino e la straordinaria varietà dei colpi, può reggere i ritmi indiavolati dei suoi principali avversari per un’ora e mezza, ma non può certo vincere. Eppure è bastato un Federer anziano per avere finalmente una partita degna di un Master.

Risultati:

Nadal – Ferrer  6-3 6-2

Djokovic – Federer  6-4 6-7 6-2

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