L’ultimo Showtime

on feb 19, 13 • by • with Commenti disabilitati su L’ultimo Showtime

(ARTICOLO DOMENICO LAUDANDO) Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando,nel 1951,il gotha della lega decise di far disputare una partita in cui si affrontavano i migliori giocatori della Eastern e della Western Conference,con l’intento di rifare il look a un sistema inquinato dalla notizia di un giro illegale di...
Pin It

Home » Altri Sport, Sport » L’ultimo Showtime

(ARTICOLO DOMENICO LAUDANDO) Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando,nel 1951,il gotha della lega decise di far disputare una partita in cui si affrontavano i migliori giocatori della Eastern e della Western Conference,con l’intento di rifare il look a un sistema inquinato dalla notizia di un giro illegale di scommesse sui match del campionato collegiale,localizzato perlopiù nell’area di New York.

Non la vostra normale giornata di basket,trattasi pur sempre di esibizione con fasi difensive scientemente omesse,e per questo solitamente denigrata dai puristi dello sport,l’All-Star Game rappresenta comunque un evento catalizzatore come pochi,sia per il periodo della stagione in cui viene organizzato (non troppo lontano dai Playoffs,fungendone da antipasto),sia per la naturale capacità degli americani di spettacolarizzare le loro manifestazioni. L’iniziativa riscosse un ottimo successo fin da subito,ma neanche il dirigente più lungimirante dell’epoca poteva immaginare cosa sarebbe diventata la kermesse delle stelle. Negli anni l’evento è andato,ovviamente,di pari passo con l’evoluzione del gioco e dei giocatori,e con l’aumento dell’audience. Quest’ultimo comportava una dose maggiore di impegno dei partecipanti,almeno nelle battute conclusive della contesa,dove nessuno ci stava a lasciare il campo da sconfitto sotto gli occhi di molti,dando vita a 5 o 6 minuti di un livello di gioco assolutamente inimmaginabile in qualsiasi altro contesto,cestistico e non.

Fedele a questa linea è stata anche la 62° edizione dell’All-Star Game,di scena al Toyota Center di Houston,TX. Archiviato lo spettacolo della gara delle schiacciate,del tiro da tre punti e di altri eventi collaterali al main,il piatto forte prevede:LeBron contro Durant,Kobe contro ‘’D-Wade’’,’’Melo’’ contro ‘’CP3’’. East contro West,il meglio del meglio. Kevin Garnett,alla 15° partecipazione di fila,si chiama fuori dalla contesa dopo pochi minuti un po’ perché,lui che fa dell’intensità la sua forza,in questo contesto è un pesce fuor d’acqua,un po’ perché,a suo dire,ha voluto godersi i giovanotti da spettatore non pagante e far divertire loro. Questa dichiarazione suona come un addio alla gara delle stelle,preferenze del pubblico permettendo. Eccoci arrivati,dopo che ogni giocatore ha avuto modo di far sfoggio di atletismo e tecnica,grazie anche a difese consenzienti,agli ultimi minuti con punteggio in equilibrio,e quelli del West ne hanno di più,condotti da Paul (MVP del match) e Durant in attacco e da un sorprendente Bryant versione specialista difensivo,autore di due decisive stoppate su ‘’King James’’. Morale della favola: Western Conference-Eastern Conference 143-138.

215 paesi collegati,16000 spettatori all’interno del palazzetto texano ma un posto tristemente vuoto in parterre,quello riservato a Jerry Buss,proprietario dei Los Angeles Lakers che nella notte ha perso la sua lotta contro il cancro. Il presidente dello’’Showtime’’ giallo-viola negli anni ’80 e dei dieci titoli complessivi scompare a margine di un evento che non sarebbe lo stesso oggi senza il basket spumeggiante espresso dalle sue squadre. Avrebbe apprezzato.

Related Posts

Comments are closed.

Scroll to top

Support us!

Facebook_like