Not in my house

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(ARTICOLO DOMENICO LAUDANDO) 33 titoli in due,12 finali da avversari,277 match di regular season,52 Hall of Famers complessivi e un dualismo che va ben oltre il 28 x 15 metri in parquet. ‘’It can’t get any better than this’’,dicono negli States,evitando di circoscriverlo alla lega o ai confini nazionali. Da...
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(ARTICOLO DOMENICO LAUDANDO) 33 titoli in due,12 finali da avversari,277 match di regular season,52 Hall of Famers complessivi e un dualismo che va ben oltre il 28 x 15 metri in parquet. ‘’It can’t get any better than this’’,dicono negli States,evitando di circoscriverlo alla lega o ai confini nazionali. Da una parte la città della cultura e delle idee,la più europea d’America,caratterizzata dall’inossidabile orgoglio di appartenenza della popolazione; dall’altra la città delle luci dei riflettori,dello show business,della forte disparità economica, traslate tutto questo su un campo da basket e avrete Boston Celtics-Los Angeles Lakers,e davvero non si può trovare di meglio.

Di scena al Boston Garden (l’attuale TD Garden,ma in questi casi è giusto essere nostalgici) l’esemplare applicazione difensiva contro il talento puro del singolo,l’attenta esecuzione degli schemi contro il gioco vario,spumeggiante e un po’ narciso nell’ennesimo episodio dell’infinita contesa.

Pur essendo lontane dalle posizioni di vertice,le due squadre vivono un buon momento: 5 vittorie in fila per i verdi (tutte senza Rajon Rondo in cabina di regia),3 per i giallo-viola. Dopo un primo quarto in equilibrio,il primo strappo è firmato Kevin Garnett, che con uno dei suoi classici jumper in fade-away porta in doppia cifra il vantaggio dei suoi. Proprio con questo canestro KG diventa il 16esimo giocatore della storia a rompere il muro dei 25.000 punti in carriera: timeout celebrativo (come da prassi in NBA) e si torna a giocare con l’inerzia dalla parte degli uomini di coach Rivers. Kobe prova a tirare il carretto ma è tornato il vecchio ‘’mangiapalloni’’ che non si fida dei compagni,in controtendenza con le ultime uscite,mentre i Celtics giocano di squadra e toccano il +14 (58-44) a fine primo tempo. I Lakers provano a colmare il gap all’inizio del terzo periodo ma trovano Boston pronta a ribattere colpo su colpo ogni sforzo del ‘’Mamba’’ fino a che,negli ultimi 5 minuti del quarto,la partita si spacca definitivamente. Emblematica è la sequenza che porta al +26: stoppata con recupero di Pierce e lancio da Quarterback per Jeff Green che schiaccia indisturbato e ha il tempo di tornare in difesa per stoppare a sua volta Jamison,si va dall’altra parte e tripla di ‘’The Truth’’ in mezza transizione festeggiata urlando tutto il suo Boston Pride: ‘’Not in My House!’’, indicando il terreno amico. Dopo un ultimo quarto di pura accademia,titoli di coda sul peggior film dell’anno per la squadra di Hollywood,probabilmente non senza ripercussioni (Howard è ormai un caso e potrebbe essere scaricato). Giocare una partita ogni due giorni aiuta a dimenticare in fretta,ma c’è da scommettere che l’assordante ‘’BEAT L.A.’’ del Garden provocherà la perdita di non poche ore di sonno ai losangelini.

 

I risultati della notte: Boston Celtics-L.A. Lakers 116-96;Denver Nuggets-Chicago Bulls 128-96.

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