Italy's Davis Cup team player Fognini gestures during a news conference at Palexpo in Geneva

Shanghai. Ragnarok

on ott 7, 14 • by • with Commenti disabilitati su Shanghai. Ragnarok

Nella mitologia norrena, per intenderci la mitologia degli Aesir, ossia Odino, Thor, Balder, Loki, Sif, Volstagg e altri, spaventosamente simili in molti aspetti agli dei dell’Olimpo, un’importanza cruciale è rivestita dalla parola Ragnarok. Senza voler sciorinare racconti e aneddoti forse poco appetibili...
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Nella mitologia norrena, per intenderci la mitologia degli Aesir, ossia Odino, Thor, Balder, Loki, Sif, Volstagg e altri, spaventosamente simili in molti aspetti agli dei dell’Olimpo, un’importanza cruciale è rivestita dalla parola Ragnarok. Senza voler sciorinare racconti e aneddoti forse poco appetibili per i miei pochissimi lettori, forse ancor meno per gli autentici appassionati di tennis, basterà dire che a un significato a lungo diffuso, quale “crepuscolo degli dei”, gli storici hanno preferito di recente il più corretto “giudizio finale”. Un giudizio, una contesa tra bene e male, tra gli dei buoni e gli dei malvagi, e poi la distruzione di tutto il creato e la sua rigenerazione. Come altrimenti designare quanto accaduto nelle ultime settimane nel panorama tennistico? Gli US Open sono terminati in maniera difficilmente pronosticabile: Marin Cilic, che pure avevo immaginato possibile semifinalista, ha spazzato i suoi avversari nelle ultime tre partite, totalizzando un assurdo nove set a zero e giocando in maniera imbarazzante, non certo per il pubblico o per se stesso, ma per i malcapitati dall’altro lato della rete. Federer e Djokovic si sono fermati in semifinale, lasciando l’ultimo atto ai debuttanti: per la prima volta dagli Australian Open 2005 il mondo ha assistito a una finale slam senza un Fab Four. La portata di questo evento, congiuntamente alla vittoria australiana di Stan Wawrinka, agli infortuni bizzarri di Nadal, all’involuzione psicologica e forse anche fisica di Murray, alla mancanza di certezze sull’automa serbo, all’impossibilità che Federer possa reggere tanti mesi consecutivi al livello espresso per quasi tutto l’anno, è straordinaria: non indagherò certo gli umori del web, diviso tra scettici, ossia coloro che sospettano ricadute di Cilic nell’infame mondo del doping, ed epicurei, ossia coloro che insistono sul tema trito e ritrito dei favolosi. Come scrissi un anno fa, l’era dei Beatles del tennis si è conclusa con la vittoria di Murray a Wimbledon e la contemporanea sconfitta di Federer al secondo turno del torneo londinese, a differenza di quanto è accaduto e accade ai Beatles della musica, intramontabili a dispetto dell’età e dei competitors di ogni latitudine e longitudine. Il crepuscolo degli dei, seguendo anche una felice scelta wagneriana, per quanto, come detto, alquanto impropria. Il mondo del tennis è stato distrutto e attende ora la sua rigenerazione, nonché un eroe che la incarni. Cilic ha già perso diverse partite, a riprova che si può essere fenomeni per un giorno o una settimana, ma a lungo andare servono altre qualità oltre al braccio, che d’altro canto non gli è mai mancato. Nadal è tornato dalle vacanze forzate e ha già rimediato una sconfitta di un certo peso. Il Master 1000 di Shanghai darà molte indicazioni sul finale di stagione, la corsa al titolo di maestro del 2014 inizia qui e ora.

Una volata che certo non riguarderà Fabio Fognini, simbolo assoluto dell’autodistruzione divina, Ragnarok di se stesso. In match di primo turno il ligure si lasciava sopraffare da un avversario cinese, tale Wang, investito di una patriottica wild card e stazionato alla cinquecentocinquantatreesima posizione mondiale, se mi credete. Una disfatta con pochissimi precedenti, inferiore solo alla sconfitta rimediata da Nadal a Stoccolma contro Johansson, quando lo svedese, alla fine della carriera, era più giù del numero seicento. Difficile commentare una partita affrontata dal Nostro con una sufficienza che avrebbe inorridito un Gulbis, per citare un pazzoide dei nostri tempi. Nel tiebreak del primo set Fabio commetteva un doppio fallo e smarriva in corridoio un rovescio lungolinea, per tacere di errori più o meno banali e di tentativi reiterati di regolarità dal fondo sui quali l’avvoltoio cinese si fiondava senza indugio, giocando ben oltre le proprie possibilità. E così la partita si smarriva, i tifosi locali gongolavano e Fognini abbandonava il campo mostrando il dito medio. Qualcuno dovrebbe ricordargli che Ragnarok è una parola plurale: il ciclo di distruzione e rigenerazione è eterno, così come le battaglie tra bene e male. Quando smetterà Fognini di combattere con se stesso?

Primo turno:

Mayer – Wu 6-4 6-1
Murray – Gabashvili 6-1 7-5
Benneteau – Zhang 5-7 6-3 6-3
Pospisil – Giraldo 6-2 6-7 6-1
Kližan – Groth 7-6 6-3
Janowicz – Roger-Vasselin 3-6 7-5 7-6
López – Kokkinakis 6-7 6-3 6-4
Johnson – Golubev 6-3 1-6 6-3
Youzhny – Gulbis 6-4 6-1
Dodig – Cuevas 7-5 6-2
Simon – García-López 3-6 6-0 6-1
Isner – Andujar 7-6 1-6 6-3
Monaco – Sousa 6-2 7-6
Wang – Fognini 7-6 6-4
Lu – Granollers 6-3 6-7 6-2
Bautista – Dolgopolov 6-4 6-4
Janowicz – Roger Vasselin 3-6 7-5 7-6
Thiem – Rosol 6-4 7-6

Secondo turno:

Kukushkin – Anderson 6-4 6-2
Karlovic – Lu 7-6 6-3

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