simone_bolelli_us_open_2014

US Open. Discesa nell’abisso

on ago 29, 14 • by • with Commenti disabilitati su US Open. Discesa nell’abisso

Il rimpianto e la tristezza per la sconfitta di Bolelli in cinque set sono pari solo all’ammirazione provata nell’osservarlo durante i primi tre parziali: mai, difficile a credersi, quel vecchio mastino di Tommy Robredo è riuscito a controllare il gioco e gli scambi, mai è riuscito a impensierire il...
Pin It

Home » Altri Sport, Sport » US Open. Discesa nell’abisso

Il rimpianto e la tristezza per la sconfitta di Bolelli in cinque set sono pari solo all’ammirazione provata nell’osservarlo durante i primi tre parziali: mai, difficile a credersi, quel vecchio mastino di Tommy Robredo è riuscito a controllare il gioco e gli scambi, mai è riuscito a impensierire il Nostro, mai riusciva a metterlo in difficoltà. Col risultato che Simone concludeva il primo set con ventuno vincenti contro otto e una piccola quantità di errori, fatto di per sè notevole, considerando le sue caratteristiche tecniche. Non stupirò i miei sempre più pochi lettori se ribadirò un concetto più volte espresso e da me ritenuto puro vangelo: il diritto di Bolelli è un gesto tecnico da primi otto del mondo e il servizio da primi dieci. Ma, e qui sta il segreto della prima parte dell’amara gara, ieri Simone sfiancava il tenace avversario con scudisciate di rovescio, del suo bellissimo rovescio a una mano, e quando non concludeva il punto sul primo colpo riusciva sempre ad aprirsi il campo per ultimare lo scambio, finanche nei pressi della rete, dove, gioverà ricordarlo, non è uno sprovveduto: non a caso compone il nostro doppio in Davis con Fabio Fognini. Lo spagnolo per par suo tentava di utilizzare i soliti schemi e di conseguenza correva come un matto da un lato all’altro del campo, senza capirci molto e senza cercare accorgimenti diversi dai consueti: non a caso, da terraiolo prestato con buon successo ai campi duri, rispondeva al servizio e scambiava sovente tre, quattro metri dietro la linea di fondo, pressappoco a ridosso delle tribune. Conoscendo la potenza del diritto del Nostro, e in questo torneo sin qui, eccetto Wawrinka, non ho visto nessuno colpire la pallina così forte e con tale continuità, Tommy batteva con ammirevole costanza sul rovescio di Simone. Un errore clamoroso: Bolelli rispondeva quasi sempre di impatto, mirando agli angoli e agli ultimi centimetri di campo, ed è con due risposte di questo tipo, cui l’avversario non è riuscito efficacemente a replicare, che Simone conquistava il primo set, col punteggio di sette giochi a cinque, e quindi con ritardo rispetto alle premesse, fornendoci dunque l’unico appunto possibile al gioco del bolognese, la mancata conversione delle molte occasioni create. In ogni caso il secondo set seguiva la falsariga del primo, con un Robredo lievemente più concentrato sui propri turni di servizio, al punto da realizzare una striscia di diciassette punti consecutivi alla battuta, interrotta da Simone proprio nel momento più bello, ossia nel tiebreak che gli consegnava anche questo parziale. Ma Bolelli, che è tornato ai livelli di sei anni fa, quando si issò alla trentaseiesima posizione mondiale, doveva fare i conti con la caparbietà dell’avversario, con la sfortuna e con la complicità del destino. Sul finire del terzo set, punteggio cinque giochi a quattro per Robredo, con l’italiano al servizio, dopo tre set point salvati e diverse occasioni per pareggiare il conto fallite, Bolelli, incauto, abbandonava una pallina al limite della riga per una chiamata improvvisa e sospetta, non giunta, ahinoi, da uno dei giudici di linea, bensì dall’infernale pubblico, noto per essere il più indisciplinato tra gli slam. Non continuando il gioco, e di fatto fermandolo, Bolelli regalava il punto all’avversario: il pasticcione giudice di sedia Marià, dopo dieci minuti di discussioni e dopo aver in un primo momento alimentato le speranze italiche, assegnava infine il punto a Robredo, e purtroppo giustamente, perchè a norma di regolamento questo non può essere considerato un caso di palla disturbata. I disturbi però infestavano la testa del Nostro, che dopo una tale interruzione tornava al servizio per salvare il set, non riuscendoci, e precipitando negli abissi della mente. E che raccontare dunque del quarto e del quinto parziale, se non che nel tennis è la dea Psiche a dominare gli interpreti? Robredo rinfrancato, e abituato a simili battaglie e maratone, sia nella testa che nel fisico, spezzava gradualmente le sicurezze e le speranze dell’affranto Bolelli. E anche le nostre.

Secondo turno donne:

Bouchard – Cirstea 6-2 6-7 6-4
Gibbs – Pavlyuchenkova 6-4 6-7 6-3
Williams – King 6-1 6-0
Záhlavová Strýcová – Niculescu 4-6 6-4 6-2
Diyas – Bellis 6-3 0-6 6-2
Azarenka – McHale 6-3 6-2
Vesnina – Erakovic 7-5 2-6 6-4
Krunic – Keys 7-6 2-6 7-5
Kvitová – Cetkovská 6-4 6-2
Plíšková – Ivanovic 7-5 6-4
Dellacqua – Wang 4-6 6-4 6-2
Pennetta – Rogers 6-4 6-3
Suárez – Vandeweghe 6-3 6-3
Kanepi – Stosur 3-6 6-3 7-6
Lepchenko – Barthel 6-4 6-0
Makarova – Hercog 6-1 6-2

Secondo turno uomini:
Murray – Bachinger 6-3 6-3 6-4
Raonic – Gojowczyk 7-6 5-7 6-4 7-6
Estrella – Coric 7-6 4-6 6-4 6-2
Robredo – Bolelli 5-7 6-7 6-4 6-3 6-2
Djokovic – Mathieu 6-1 6-3 6-0
Kyrgios – Seppi 6-4 7-6 6-4
Nishikori – Andújar 6-4, 6-1 Ab.
Mayer – Ebden 6-1, 6-3, 6-4
Querrey – García-López 6-3, 6-4, 6-4
Kohlschreiber – Llodra 6-2 Ab.
Isner – Struff 7-6, 6-4, 6-2
Tsonga – Nedovyesov 6-3, 6-4, 6-4
Carreño – Paire 6-1, 6-4, 3-6, 6-3
Kutnetsov – Verdasco 6-3 4-6 4-6 7-5 6-3

Related Posts

Comments are closed.

Scroll to top

Support us!

Facebook_like