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US Open. L’importanza di chiamarsi Rafael

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Da diversi anni a questa parte le assenze di Rafael Nadal dai tornei del Grande Slam sembrano essere più importanti delle presenze, e di certo sono più chiacchierate. Non partirei dall’infortunio che lo costrinse a saltare la sua prima partecipazione al Roland Garros, nel lontanissimo 2004, quando ginocchia e...
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Da diversi anni a questa parte le assenze di Rafael Nadal dai tornei del Grande Slam sembrano essere più importanti delle presenze, e di certo sono più chiacchierate. Non partirei dall’infortunio che lo costrinse a saltare la sua prima partecipazione al Roland Garros, nel lontanissimo 2004, quando ginocchia e piedi iniziarono a dare i primi brutti segnali, se non altro perchè era ancora un giovinetto poco noto. Ma almeno a partire dal 2008, eventi simili danno luogo a una spropositata quantità di illazioni. Non ripercorrerò né gli uni né le altre: già in diverse occasioni ho commentato i guai fisici dello spagnolo e in un intero articolo ho ricostruito la sua vicenda sportiva e il suo controverso rapporto con il delicatissimo tema doping. Mi limiterò a ricordare i fatti e poi gli avvenimenti più recenti: Rafa Nadal ha fatto uso di infiltrazioni al plasma quando questa pratica medica non era consentita, e cioè durante i primi anni della sua attività da professionista e i primi trionfi parigini, seguitando a farlo, si intende, quando la suddetta pratica è divenuta legale. Tant’è che, accusato anche violentemente da alcune importanti testate giornalistiche, in particolar modo nel 2006, il maiorchino non ha mai replicato né chiesto ritrattazioni. Quanto di presunto sarebbe avvenuto negli anni successivi – supposti rapporti con Fuentes inclusi – non ha ricevuto il conforto di una misera prova. E, come spesso mi è capitato di sottolineare, una marea di indizi non rende colpevole nessuno. L’insabbiamento dell’Operacion Puerto ha stroncato la possibilità di fare chiarezza sugli aspetti più oscuri della vicenda nadaliana e di altre vicende simili. Ma le difficoltà maggiori nello scagionare Nadal anche dai piccoli sospetti sorgono dall’atleta stesso, più che dalle accuse di colleghi e di giornalisti.

Il doping nel tennis esiste da decenni, come esiste in tutti gli sport. Quel che non esiste è l’antidoping, a sentire le parole di alcuni, ad esempio Murray. Nuove norme in arrivo, tra cui il passaporto biologico e il reinserimento delle infiltrazioni al plasma tra le soluzioni mediche illegali, fanno ben sperare per il futuro. Intanto il buon Rafa ha affermato più volte che il trattamento ricevuto per i test antidoping è disumano e inconcepibile, che non ritiene giusto offrire la propria disponibilità ai controlli ventiquattro ore su ventiquattro; in un’occasione ha sostenuto che il doping nel tennis non esiste, in un’altra ha difeso il connazionale Contador. Le parole, come detto, sono parole. Ma quando ti chiami Rafael Nadal hanno un peso. Soprattutto, e non mi si giudichi malevolo, considerando gli ultimi due infortuni. Nell’estate del 2012, dopo aver perso al secondo turno di Wimbledon, Nadal comunica di essere infortunato e che sarà costretto, ahilui, a saltare le Olimpiadi di Londra. Colpito da una particolare sindrome, la sindrome di Hoffa, Rafa e il suo team sposteranno volta per volta la data del rientro, fino al Febbraio del 2013. A quel punto Nadal, che non vinceva un torneo sul cemento dal Settembre 2010, dopo tre tornei minori sul rosso per riprendere confidenza con il gioco, conquista Indian Wells senza colpo ferire: è l’inizio di una cavalcata che lo condurrà a conquistare due slam e dieci tornei in tutto, a dominare l’estate cementizia oltre alla consueta primavera rossa e a fallire solo l’appuntamento sull’erba e con il cemento indoor. Scettico verso le resurrezioni, non mi è sembrato altrettanto strano il percorso di Murray, che dopo l’operazione alla schiena ha impiegato mesi per riottenere un buon livello fisico e ancora oggi stenta a ritrovare la condizione mentale, smarrita forse per altri motivi. L’ultimo infortunio made in Manacor è arrivato al polso destro, a Luglio. Rafa decide di saltare i master 1000 di Toronto e Cincinnati, pensa al da farsi, prova ad essere pronto per New York, infine rinuncia. E non sa dire quando sarà di nuovo in campo, né pare ci siano operazioni in vista. Tacerò dell’ormai consueta teoria del silent ban, impazzita selvaggiamente dopo quanto accaduto a Marin Cilic. Non tacerò sulle mie impressioni: la mancata chiarezza, caro Nadal, alimenta e alimenterà sempre sospetti di ogni sorta. Mi sono dilungato e ho smarrito lo spazio per scrivere, il torneo e il tennis giocato: proprio come gli US Open hanno smarrito il campione in carica.

Secondo turno donne:

V. Williams – Bacsinszky 6-1 6-4
Sharapova – Dulgheru 4-6 6-3 6-2
Halep – Cepelová 6-2 6-1
Lucic-Baroni – Peer 6-7 6-3 6-2
Errani – Rodionova 6-4 7-6
Wozniacki – Sasnovich 6-3 6-4
Petkovic – Puig 3-6 6-3 7-6
Lisicki – Brengle 6-4 6-1
Peng – Radwanska 6-3 6-4
Vinci – Begu 2-6 6-4 6-1
Cornet – Hantuchová 6-3 6-3
Šafárová – Zheng 6-3 4-6 6-2
Jankovic – Pironkova 7-5 6-4
Larsson – Stephens 5-7 6-4 6-2
Bencic – Nara 6-4 4-6 6-1
Kerber – Kudryavtseva 6-2 6-4

Primo turno uomini:

Dimitrov – Harrison 6-2 7-6 6-2
Berdych – Hewitt 6-3 6-4 6-3
Kližan – Darcis 3-6 2-6 7-6 7-5 6-4
Kudryavtsev – Donskoy 2-6 7-6 3-6 6-3 6-4
Gabashvili – Giraldo 6-3 1-6 7-6 6-3
López – Dodig 1-6 7-5 2-6 6-4 1-1 Ab.
Ito – Johnson 6-2 3-6 5-7 4-1 Ab.
Thiem – Lacko 6-3 6-3 6-2
Gulbis – De Schepper 6-1 6-4 6-2
Cilic – Baghdatis 6-3 3-1 Ab.
Marchenko – Chiudinelli 7-6 4-6 7-6 7-6
Janowicz – Lajovic 6-3 7-5 5-7 7-5
Anderson – Cuevas 6-3 6-7 4-6 6-2 7-6
Sela – Berlocq 1-6 6-3 6-2 7-5
Goffin – Desein 6-1 6-3 6-3
Sousa – Dancevic 7-6 3-6 6-2 4-6 7-6

Secondo turno uomini:

Kavcic – Chardy 6-2 7-6 6-3
Wawrinka – Bellucci 6-3 6-4 3-6 7-6

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