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Verso il 2014. Tra errori televisivi e scelte azzardate

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E così Fabio Fognini ha deciso di darsi al calcio giocato, firmando un contratto con il Taggia, squadra della sua città natale, che attualmente milita nel campionato di Promozione, più o meno una categoria a metà tra gli amatori, cioè quelli che giocano per pura passione, e i dilettanti, ovvero quelli che, pur...
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E così Fabio Fognini ha deciso di darsi al calcio giocato, firmando un contratto con il Taggia, squadra della sua città natale, che attualmente milita nel campionato di Promozione, più o meno una categoria a metà tra gli amatori, cioè quelli che giocano per pura passione, e i dilettanti, ovvero quelli che, pur bravini, si dilettano senza scopi di lucro. Considerando che mancano venti giorni scarsi all’inizio degli Australian Open, primo major dell’anno, e meno giorni ancora ai consueti tornei preparatori, il lettore occasionale e di passaggio, aiutato dalla logica e dal raziocinio, potrebbe chiedersi: perché? Domanda lecita, cui però i più smaliziati aficionados, sottoscritto in testa, opporrebbero le solite considerazioni sulla bipolarità di Fognini, quella curiosa dissociazione sportiva che può trasformarlo in un campione assoluto o in un folle spacca-racchette, e sulla popolarità del calcio stesso. D’altro canto, come recenti statistiche hanno dimostrato, lo sport con la racchetta e lo sport con il pallone rotondo si incrociano spesso: molti tennisti sono amatori calcistici e molti calciatori sono amatori tennistici. Ciò non toglie che in una fase così delicata come la preparazione del prossimo anno altri professionisti compiano ben altre scelte. Novak Djokovic, che a Melbourne difende il titolo da tre anni e in quest’edizione potrebbe siglare significativi record, ha deciso di unire il suo destino a quello di Boris Becker. Campione tedesco, ragazzino prodigio, martoriato dagli infortuni, grandissimo servizio, che gli valse il soprannome Bum Bum, protagonista degli anni ottanta e novanta, Becker non ha, sin qui, meravigliato come allenatore, se non altro perché non ha avuto il tempo di dedicarsi a pupilli vari, tra una partita di poker e l’altra. Preferendo dunque restare lontano dal circuito professionistico e frequentarlo da divertito e ammirato spettatore. Djokovic lo recupera e relega in un ruolo secondario lo storico coach Vajda, forse confidando che la manina fatata di Boris, capace di volée senza tempo, gli trasmetta maggior sicurezza nel gioco di volo, punto debole del Nostro Achille contemporaneo. Ma non è detto che basti: e i maligni già suggeriscono che il serbo trarrà scarso giovamento, se non altro perché il suo obiettivo principale è il Roland Garros e il povero Becker in carriera non ha mai vinto un torneo sul rosso. Pare invece che sia stato solo un allenamento saltuario quello che ha coinvolto Stefan Edberg e Roger Federer, orfano da un paio di mesi di Paul Annacone. Difficile dire cosa verrebbe fuori dalla collaborazione tra due tennisti così eleganti, soprattutto in un’epoca come questa, dominata dal peso dei colpi e dall’esplosività fisica sulla riga di fondo. Di certo, con Becker ad allenare Djokovic, il precursore Lendl con Murray e Edberg con Federer, si creerebbe un curioso parallelismo tra i protagonisti assoluti della seconda metà degli anni ottanta e i protagonisti assoluti degli ultimi anni. Mancherebbe un allenatore nuovo a Rafa Nadal, un Wilander per restare su quegli anni o un Agassi per spostarci più avanti (e non di molto). Roba da filmetto hollywoodiano. E tra poco d’altro canto solo al cinema si potrà gustare del buon tennis. Mi sembra doveroso accennare che Sky Italia ha rescisso il contratto con l’emittente internazionale Eurosport a partire dal prossimo Febbraio. In soldoni, gli appassionati italiani del gioco con la racchetta non potranno guardare in tv ben tre slam su quattro (due nel 2014), oltre a diversi appuntamenti Wta. Rinvigorendo quel circuito vizioso e infinito per cui ci sono pochi tennisti italiani validi, viene trasmesso poco tennis in tv, pochissimi bambini conoscono e apprezzano il gioco e quindi ci saranno pochi tennisti italiani validi. Djokovic è favorito agli Australian Open e con ogni probabilità Nadal sarà favorito al Roland Garros. Ma c’è il rischio che, di tutto questo, dalle nostre parti saremo in pochi a beneficiarne con gli occhi.

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