When The Saints Go Marching In

on mar 12, 13 • by • with Commenti disabilitati su When The Saints Go Marching In

(ARTICOLO DOMENICO LAUDANDO) Siamo onesti, se andate in vacanza negli States con l’obiettivo di spassarvela e vedete il cartello ‘’Welcome to San Antonio’’ avete: o sbagliato strada o un concetto di divertimento quantomeno da approfondire. L’Alamo, qualche rodeo, un mucchio di militari e tanta sabbia. Gli...
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(ARTICOLO DOMENICO LAUDANDO) Siamo onesti, se andate in vacanza negli States con l’obiettivo di spassarvela e vedete il cartello ‘’Welcome to San Antonio’’ avete: o sbagliato strada o un concetto di divertimento quantomeno da approfondire. L’Alamo, qualche rodeo, un mucchio di militari e tanta sabbia. Gli abitanti del luogo possono però vantarsi di una squadra di basket che, soprattutto da vent’anni a questa parte, qualche soddisfazione la concede, quantificabile in quattro anelli. Il pubblico texano ricambia il favore trasformando l’AT&T Center in un’autentica santabarbara ogni volta che gli Spurs calcano il parquet di casa, e un trattamento di riguardo spetta all’avversario di giornata: i temutissimi Oklahoma City Thunder. 

Solo una vittoria separa i nero-argento, capolista ad Ovest, dai ragazzi di coach Brooks, che hanno così la possibilità di agganciare i rivali in cima alla Conference rendendo ancor più incerta la corsa alla prima testa di serie che vede coinvolti anche i Los Angeles Clippers. San Antonio deve fare ancora a meno dell’infortunato Tony Parker e a rimpiazzarlo nello starting lineup è il carneade Cory Joseph, con Ginobili inizialmente in panchina, come da copione. I Thunder, reduci da 8 vittorie nelle ultime 9, di tutta risposta presentano un quintetto base al gran completo e godono dei favori del pronostico.

Si parte forte. L’idea difensiva degli Spurs è di togliere la palla dalle mani di Durant (o perlomeno di non farlo ricevere in situazione dinamica) ad ogni costo, concedendo spazio ai vari Sefolosha, Ibaka e Perkins. Il fatto è che i sopraccitati la mettono con continuità e se succede questo contro Oklahoma proprio non puoi difendere: è subito fuga, padroni di casa in affanno alla fine del periodo d’apertura(22-32). Ogni allenatore di qualsiasi sport, in contumacia all’assenza del top player della squadra, chiede a tutti gli altri giocatori un 10% in più rispetto alle loro possibilità ma, se possibile, il supporting cast di coach Popovich tracima questa percentuale nelle figure di Danny Green e Kawhi Leonard, artefici del parziale che riporta i texani in linea di galleggiamento e addirittura oltre, avviando il contro-break. La classe operaia di San Antonio si guadagna il biglietto per il paradiso e, dati i buoni rapporti, San Pietro non farà problemi al cancello.57 a50 all’intervallo lungo.

Ci si aspetta la reazione degli ospiti a inizio secondo tempo, e questa non tarda ad arrivare. Westbrook (chiuderà con 25 punti ma 27 tiri e 5 palle perse) ritrova la bussola e, anche senza strafare, riduce il gap fino al -3 e si ha l’impressione che l’inerzia si stia spostando, complice la perdita di smalto offensivo degli avversari. Quando gli onesti lavoratori smarriscono la strada, tocca ai capoazienda ritracciarla: sale in cattedra Manu Ginobili l’argentino che, coadiuvato dal centro brasiliano (si,si parla ancora di basket) Splitter, rintuzza ogni tentativo di rimonta e griffa l’allungo decisivo a cavallo dei due periodi. Gli ultimi minuti raccontano di Thunder che provano a rimontare senza troppa convinzione, con il distacco stabilmente sopra la doppia cifra. Vincono gli Spurs.

 

I risultati della notte: Philadelphia 76ers- Brooklyn Nets 106-97; San Antonio Spurs-Oklahoma City Thunder 105-93; Utah Jazz-Detroit Pistons 103-90; Phoenix Suns-Denver Nuggets 93-108; Golden State Warriors-New York Knicks 92-63.

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