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L’approccio sessuale.

on nov 18, 13 • by • with Commenti disabilitati su L’approccio sessuale.

[Attenzione: questa sono io. Ma lo so, siete anche voi, molte di voi, povere voi. Non sto per offrirvi nessuna soluzione, vi avverto e vi chiedo scusa; sto snocciolando il problema, lo sto mettendo agli occhi del mondo. Uniamoci in un solo grido, sorelle, e chiediamo, e pretendiamo, ciò che ci spetta di diritto: un...
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[Attenzione: questa sono io. Ma lo so, siete anche voi, molte di voi, povere voi. Non sto per offrirvi nessuna soluzione, vi avverto e vi chiedo scusa; sto snocciolando il problema, lo sto mettendo agli occhi del mondo. Uniamoci in un solo grido, sorelle, e chiediamo, e pretendiamo, ciò che ci spetta di diritto: un po’ di sano, semplice amore.]

Mi hanno raccontato così tante favole e ho visto così tante videocassette della Disney che sono cresciuta pensando che, un giorno, mia madre mi avrebbe rivelato di essere una regina (e io, di conseguenza, una principessa) e di avermi promessa in sposa ad un principe dolce e bellissimo.
Nessuno mi aveva avvisata che, col passare degli anni, avrei incontrato le peggiori specie di ranocchi e che, baciandoli, nessuno di loro avrebbe assunto le sembianze maestose di un biondo cavaliere con l’armatura scintillante.

(Carrie Bradshaw ci ha provato a raccontarmi che il “vissero felici e contenti” si è trasformato in “alti euforici alternati a rotture laceranti e avventure di una notte”, ma io non ho voluto darle ascolto, perché comunque il suo Mr. Big l’ha trovato e accalappiato. Non ho voluto darle ascolto, dicevo… finché i rospi non sono arrivati a saltellare intorno al mio stagno.)

Il problema, signori della corte, è che non è colpa mia se nell’amore non ci credo. Io volevo davvero fare la principessa e avere il mio lieto fine ma, a quanto pare, l’universo non la pensa come me e, da un bel po’, si sta impegnando con tutte le sue forze a mandarmi orripilanti segnali di a-sentimentalismo acuto.
(A-sentimentalismo acuto, che brutta cosa: sembra una malattia. Che qualcuno mi curi, se una cura esiste!)

Capisco che il mio “non avere peli sulla lingua” e la mia apertura mentale possano essere scambiati per ben altro tipo di apertura, e posso ammettere che questo accada una, due, tre volte. Sono io che mando segnali sbagliati, non l’universo – mi sono detta. Magari la mia pelle odora di primavera e l’olfatto dei maschietti è particolarmente sensibile. Forse devo smetterla con la matita e col mascara visto che, a quanto pare, i miei occhi miagolano e fanno le fusa di loro spontanea volontà. È colpa mia, deve per forza essere colpa mia. Due indizi fanno una prova, tre una certezza, quattro una condanna, cinque uno spaventoso cliché. Non oso immaginare cosa facciano sei indizi. Se lo sapete, non ditemelo e, piuttosto, lasciate che vi porga una domanda – la domanda che mi attanaglia da giorni: cosa spinge un uomo, un ragazzo, o un qualsiasi individuo dotato di un organo riproduttivo di tipo maschile ad approcciarsi in maniera squallidamente sessuale ad una donna?

Lo so, io lo so che il maschio è fatto da un 85% di pulsioni fisiche e un 15% di acqua; lo so, lo trovo nobile – quanto spazio per l’acqua! – e lo accetto… ma, diamine, “ti porto a prendere un gelato” suona centomila volte meglio di “andiamo in albergo per conoscerci meglio”. Lo so, io lo so che il fine ultimo di voi maschietti è sempre il portale magico di cui siamo in possesso noi donne, ma secoli di letteratura e decenni di film d’amore dovrebbero avervi insegnato, ormai, che un po’ di scena va fatta. Lo so, io lo so che sarebbe tutta scena, e noi tutte lo sappiamo, ma quella scena significa “impegno”. Significa “mi sto sforzando per avere il dolcetto”. Non siamo così facili da prendere, soprattutto se facili lo sembriamo: tenetelo bene a mente.

Servono i gentiluomini di una volta, da queste parti, quelli che per un bacio chiedevano il permesso e che, invece delle coppe del reggiseno, volevano stringerci prima la mano.
Devo stamparmi una maglia con su scritto “CERCO IL GRANDE AMORE, L’AMORE GRANDE” – magari la gente capirà. “No contratti a progetto. Astenersi perditempo. Incentivi. Possibilità di crescita.” – magari la smettiamo con questi rospi che non diventano principi.

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