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Storia di un Interrail, pt. II – “Amsterdam e Berlino”.

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          #day3/#day4 – AMSTERDAM. Quello relativamente più complicato è stato il primo spostamento in treno che, da Parigi Nord, ci ha portato alla stazione centrale di Amsterdam: ben 6 cambi, infatti (di cui uno che prevedeva uno scarto di soli tre minuti tra i due treni), per un...
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#day3/#day4 – AMSTERDAM.

Quello relativamente più complicato è stato il primo spostamento in treno che, da Parigi Nord, ci ha portato alla stazione centrale di Amsterdam: ben 6 cambi, infatti (di cui uno che prevedeva uno scarto di soli tre minuti tra i due treni), per un totale di circa sette ore e mezza, trascorse quasi tutte in viaggio. Come funziona, praticamente l’Interrail? Easy, consultate l’apposita app gratuita (al secolo, Rail Planner) spuntando la voce “treni senza prenotazione” nelle opzioni di ricerca e tutto quello che dovete fare è salire sul treno giusto… per poi aspettare che arrivi a destinazione. Nel frattempo, è lecito viaggiare pure con la fantasia, con il viso appiccicato al finestrino e la bocca aperta davanti a paesaggi sempre nuovi, sempre diversi e sempre affascinanti.

E lasciate che vi dica la mia: se il paradiso esiste, probabilmente è disegnato come Amsterdam. Perché sì, Amsterdam non è una città come le altre, non ha niente di quello che ti aspetti visivamente da una città europea… Amsterdam è un disegno, un disegno coloratissimo e perfetto, pieno di acqua che scorre tranquilla nei canali e di case-bomboniere che racchiudono il centro come uno scrigno preziosissimo.

Poi ci sono i coffee shop, e quella e un’altra storia, la storia che tutti dovrebbero provare, mentre passeggiano nell’anima hippie dell’Olanda… però il bello è che Amsterdam non è solo erba legalizzata, e non è nemmeno solo musei e monumenti: Amsterdam è la città della gente che cammina per strada e resta meravigliata dalla perfezione delle piccole cose, è la città da vivere, non quella da visitare.

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Il posto più bello? Tutti i posti sembrano perfetti per rispondere a questa domanda – il meno banale sarebbe “KFC”, e ho detto tutto. Amsterdam non si racconta, né si sintetizza. Si fuma, si osserva, si ricorda per sempre.

Ci ritornerei? La valigia è già pronta, nel caso in cui il Caso mi regalasse un biglietto di sola andata.

#day5/#day6/#day7 – BERLINO. 

Quando siete in viaggio, può capitare pure di essere quella delegata a sentire la sveglia e a svegliare gli altri e non sentire la sveglia e non svegliare gli altri. Ora, se siete in vacanza al mare, pazienza, il mare è ancora lì ad aspettarvi… il problema è quando non sentite la sveglia e non svegliate gli altri nell’unico giorno in cui prendere il treno all’orario giusto sarebbe stato di vitale importanza: l’ostello di Berlino, infatti, accettava un free-check-in solo fino alle 6:00 PM – pena per il ritardo, una notte extra sul conto e, come potete facilmente immaginare, mantenere questo viaggio low cost non sarebbe stato altrettanto facile. Corsa contro il tempo vinta, alle 5:58 PM (giuro, sembrava di essere in uno di quei film dove, miracolosamente, i buoni vincono against all odds) riusciamo a portare a termine quest’impresa disperata e a mettere piede sul suolo berlinese. E cosa si fa per inaugurare una nuova avventura in questa sorta di viaggio alla scoperta dei grassi e dei calorici sapori? Semplice, una fila interminabile per quello che viene osannato come il kebap (sì, lo chiamano con la p finale, e sì, suona malissimo) migliore d’Europa. Buono, d’accordo… ma no, decisamente lontanissimo da quello a cui siamo abituati e, a testimoniarlo, ci pensano verdure crude e overdose di menta (che, per inciso, IO-ODIO). In paradiso per disgrazia, comunque, scopriamo the best food ever: il currywurst, pezzetto di perfezione messo in scena dal piccolo chiosco Curry 36. Indescrivibile e delizioso, tanto da volerci ritornare solo per mangiarlo all’infinito, contornato da patatine fritte golosamente simili a quelle olandesi e maionese chiara e spumosa come non lo è mai stata.

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Scoperte culinarie a parte, il muro di Berlino è deludente, il monumento in onore dell’olocausto gli va di pari passo, Alexanderplatz non è poetica quanto la canzone ci aveva fatto sperare… ma le strade sono enormi, e lo zoo è bellissimo. L’acquario, poi, non ne parliamo. Da 0-99 anni, tappa obbligatoria, mi raccomando!

Il settimo giorno, poi, il treno partiva con destinazione Praga.

 

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